L’esordio alla regia di Zingaretti
In sala dal 10 aprile “La casa degli sguardi”, che interpreta anche come attore. Tratto dall’omonimo romanzo di Mencarelli, al centro il sofferto rapporto padre – figlio, tra rinascite e ricadute
A Roma, oggi. Il ventenne Marco vive con dolore la repentina perdita della madre. Fatica a dialogare con il padre, si tiene lontano da amici e fidanzata; compone poesie, che però non riesce a condividere con nessuno. Sembra ormai quasi un percorso obbligato. Quando un attore ha raggiunto successo stabile e meritata notorietà, comincia a immaginare di passare alla regia. Una inversione non da poco perché il cinema è fatto di situazioni molto nette e distinte. Un conto è dirigere, un altro è essere diretti. In questo caso poi regista e attore si confondono e nasce una mescolanza dalla quale può uscire un risultato inatteso.
Quello riferito all’inizio è solo lo spunto da cui parte La casa degli sguardi, il primo film che Luca Zingaretti firma come regista, oltre che interpretarlo come attore. Presentato in concorso all’edizione 2024 della Festa del Cinema di Roma, il film è tratto dall’omonimo romanzo di Daniele Mencarelli al quale il neoregista si era già rivolto per il precedente titolo Tutto chiede salvezza. In sala dal 10 aprile, il film è la storia di Marco, ventenne, che si fa sopraffare da un generale atteggiamento di sfiducia in fondo al quale il ragazzo trova un male di vivere che appare predominante, accompagnato da una pericolosa dipendenza dalla bottiglia che lo svuota e lo trasforma. Al centro del film c’è dunque un sofferto rapporto padre/figlio fatto di sbalzi, sussulti, tra la luce delle rinascite e il buio delle ricadute.
Nello snodarsi della vicenda succede che il padre procura al figlio un posto come addetto alle pulizie in una cooperativa presso l’Ospedale Bambino Gesù. Per Marco si tratta di una sfida difficile, che ne metterà alla prova la voglia di rinascita, e la capacità di uscire dal tunnel della depressione. Alla sceneggiatura hanno partecipato con Zingaretti anche Gloria Malatesta e Stefano Rulli, attenti a calibrare ogni passaggio del percorso di smarrimento del giovane. Si tratta di un passaggio delicatissimo perché qui bisognava evitare ogni caduta in una sorta di autocompiacimento o di sconforto fine a se stesso.
Ne esce il diario di bordo nelle pieghe della disperazione di un ventenne che non trova stimoli per il futuro. È quasi superfluo ricordare che Zingaretti, in mezzo a tanti film interpretati come attore di volta in volta più solido e sicuro, è stato molto gratificato dal successo ottenuto da Il commissario Montalbano, la cui messa in onda, attraverso varie stagioni, è andata avanti con sempre maggiore gradimento. Da qui anche la spinta definitiva per il passaggio alla regia. L’esordio è affidato ad una storia di taglio fortemente sociale e esistenziale. Il risultato è un film difficile risolto con grande credibilità, autentico e toccante. Evitando tocchi smielati e scivolosi. Con un realismo asciutto e autentico.
8 aprile 2025

