Letture teologiche, la lezione di Schuman tra perdono e ricostruzione

Ultimo appuntamento dedicato ai padri dell’Europa. Padre Ardura: «Non si limitò a perdonare i nemici ma tese loro la mano per il futuro dell’Unione». Belloni (min. Esteri): «Oggi bisogna ripartire dai valori condivisi»

«La democrazia deve la sua esistenza al cristianesimo. Essa è nata il giorno in cui l’uomo è stato chiamato a realizzare nella sua vita temporale la dignità della persona umana, nella libertà individuale, nel rispetto dei diritti di ciascuno e con la pratica dell’amore fraterno verso tutti». Scriveva così, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman nella dichiarazione con cui veniva proposta la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Si trattò della prima di una serie di istituzioni europee sovranazionali che avrebbero condotto all’Unione europea.

Per il politico francese, cui è stato
dedicato giovedì in Vicariato l’ultimo appuntamento delle Letture teologiche sui padri dell’Europa, la fusione delle produzioni di carbone e acciaio avrebbe cambiato «il destino di queste regioni (Francia e Germania in primis n.d.r.) che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui sono state le vittime». Nel suo essere «uomo di confine», come lo ha definito padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e postulatore della sua causa di beatificazione, «emerge in Schuman la concretezza delle azioni politiche contro l’evanescenza di testi e parole».

Padre Bernard ArduraTerminata la guerra e dopo tanti patti e trattati «che si sono limitati a semplici impegni, l’obiettivo primario fu quello di tendere la mano ai nemici di ieri, non semplicemente per perdonare ma per costruire insieme l’Europa di domani». Oggi l’Unione europea . A fare eco alle parole di padre Ardura la professoressa Maria Chiara Malaguti, ordinario di Diritto internazionale alla Cattolica: «Nel modello istituzionale di Schuman c’è la volontà di unire e non di unificare. Non c’è omologazione ma unità nella diversità per realizzare il bene comune. C’è un desiderio di solidarietà> che

Idee chiare e di ampio respiro mancanti alla Comunità Europea di oggi «che – per il segretario generale del ministero degli Esteri Elisabetta Belloni – fa fatica a percepire la propria identità. Oggi il progetto unitario può esistere se la Ue è capace di riconoscere i valori condivisi». Gli stessi valori offuscati dalla crisi economica «che ha messo in discussione i parametri del pensiero liberale determinando un vuoto etico oltre che di legittimità politica» e dalla crisi esistenziale «di cui la Brexit e le divisioni sui flussi migratori sono più un sintomo che una causa». E allora la figura di Schuman, ha concluso il Segretario generale del Vicariato monsignor Gianrico Ruzza, «ci pone davanti all’esigenza di continuare a sognare nell’Europa sentendoci edificatori di questo continente», «recuperando la fiducia nell’altro, perseguendo il bene comune». «Abbiamo la responsabilità di portare avanti una lunga storia fatta di solidarietà e partecipazione democratica, che germoglia sulle radici giudaico cristiane dell’Europa».

 

26 gennaio 2018