“Liberi di partire, liberi di restare”: la Chiesa italiana per l’accoglienza

Presentati i 77 progetti avviati con la campagna lanciata dalla Cei, grazie ai fondi dell’8xmille. Destinatari principali: i minori non accompagnati e le donne

Sono 77 i progetti avviati dalla campagna “Liberi di partire, liberi di restare” lanciata dalla Conferenza episcopale italiana, che ha messo a disposizione 30 milioni di euro derivanti dall’8Xmille per finanziare interventi a favore dei migranti minorenni, delle vittime di tratta e delle fasce più deboli. Al 31 gennaio 2019 sono stati impegnati 22.830.290 euro. I dati sono stati forniti questa mattina, martedì 26 febbraio, nel corso dell’incontro “Operatori dell’accoglienza” organizzato dal Tavolo migrazioni, composto dal Servizio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, Caritas italiana, Fondazione Migrantes, Missio e Apostolato del mare. Padre Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missione, ha colto l’occasione per ribadire che, «contrariamente a quanto affermato dal pulpito della politica, non siamo di fronte a un’invasione migratoria e nulla si sta facendo, nonostante gli sconsiderati, inopportuni e frequenti inviti ad aiutarli “a casa loro”».

Entrando nello specifico della campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, don Leonardo Di Mauro, direttore Interventi caritativi della Cei, ha affermato che sono 32 i progetti in fase di realizzazione nei Paesi di partenza, di transito e di arrivo dei flussi migratori (14 quelli promossi in Italia da associazioni, istituti religiosi e cooperative per 10.779.690 euro). In Italia, ha spiegato, sono stati realizzati altri 45 progetti in altrettante diocesi. Dei 77 interventi, sono 6 quelli finanziati nei Paesi di transito – Niger, Tunisia, Algeria, Albania, Turchia e Marocco -, per un totale di 3.884.600 euro. Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Gambia, Guinea sono i Paesi di partenza in cui sono state avviate 12 iniziative, per uno stanziamento complessivo di 8.166.000 euro. Si tratta di progetti per sensibilizzare la popolazione sul tema e di interventi negli ambiti dell’educazione e dell’informazione, della sanità, della promozione di opportunità lavorative nei Paesi di partenza, di transito e di accoglienza dei flussi migratori. Senza dimenticare i percorsi di riconciliazione e di gestione dei conflitti.

La campagna intende dare concretezza ai quattro verbi indicati da Papa Francesco nel messaggio per la 51ª Giornata mondiale della pace: «Accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Azioni nelle quali, per Bergoglio, si deve tradurre l’attenzione verso chi è costretto a fuggire dalla propria terra. Il segretario generale della Cei Stefano Russo aprendo l’incontro ha spiegato che la «libertà di partire o di restare» impone «un rispetto profondissimo, che diventa ancora più prezioso quando lo si deve a storie fatte di relazioni, sofferenza e lacerazioni». Chi fugge dalla guerra, dalla povertà, da un pericolo incombente, per il vescovo, «merita tutta la nostra considerazione» e per questo motivo oggi è fondamentale «lavorare per il rispetto della libertà di tutti», che significa impegnarsi «per una società più sicura, basata sui diritti e sulle responsabilità di ciascuno».

Accompagnare scelte di libertà significa guardare alle storie, alle ricchezze e povertà di tanti uomini e donne per renderli «protagonisti di una più profonda valorizzazione della loro umanità – le parole di monsignor Russo -. Siamo spesso abituati a sentire descrivere i migranti come “oggetti” di accoglienza o di rifiuto: la parola “libertà” ci offre uno sguardo diverso, lo sguardo stesso con cui Gesù nel Vangelo pone i poveri al centro della storia, che non sono più giudicati, valutati, misurati ma ascoltati, accettati, accompagnati». Obiettivi raggiungibili solo attraverso la cooperazione di uffici e organismi pastorali, una collaborazione che è «segno visibile dell’unità del corpo ecclesiale nell’offrire una risposta matura, efficace e diffusa ai problemi che scuotono la nostra società».

I lavori sono proseguiti con una riflessione teologico-pastorale sull’accoglienza oggi partendo da alcuni passi del Vangelo. La biblista Rosalba Manes, docente alla Pontificia Università Gregoriana, rimarcando che nella società odierna si pone troppa attenzione verso se stessi e poca nei riguardi del prossimo, ha elencato alcune esortazioni evangeliche sul tema dell’accoglienza e dell’ospitalità. «Il Nuovo Testamento – ha detto – ci invita a trasformare il particolarismo in un respiro più conforme allo stile di Dio». I credenti, per padre Giulio Albanese, devono riappropriarsi delle loro radici «e contrastare la logica dominante secondo la quale le regole del gioco le detta il denaro». La questione migratoria «deve essere interpretata come segno dei tempi», ha detto il teologo don Paolo Asolan, incaricato del Servizio della formazione permanente del clero della diocesi di Roma. «È una realtà complessa – ha aggiunto – della quale occorre occuparsi senza rimuoverla. Bisogna inoltre comprendere che la carità non va intesa solo come servizi da dare ma come relazioni da costruire».

26 febbraio 2019