Libia, Conte: «Il rischio crisi umanitaria e le conseguenze su flussi migratori»
Secondo il presidente del Consiglio gli ultimi sviluppi e in particolare l’escalation militare «sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, cosi’ come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera comunità internazionale»
«Gli ultimi sviluppi in Libia ed in particolare l’escalation militare sono motivo di forte preoccupazione per l’Italia, cosi’ come lo sono e devono esserlo anche per tutta l’Europa e per l’intera comunità internazionale». Lo ha affermato ieri, 11 aprile, intervenendo in aula a Montecitorio il presidente del consiglio Giuseppe Conte. «Come noto, sulla scia dell’operazione nel Sud del Paese da parte del proclamato esercito di Liberazione Nazionale del generale Haftar, dalla serata del 3 aprile forze del generale hanno avviato manovre di avvicinamento alla Capitale. Il 6 aprile il presidente del governo di Accordo Nazionale Serraj ha inviato un messaggio televisivo alla nazione nel quale ha espresso sorpresa per l’aggressione nel corso delle trattative in vista della Conferenza nazionale e assicurato una ferma risposta al da lui definitomi tentato colpo di stato».
Le informazioni che giungono dal terreno, ha riferito il premier, «che risentono di un contesto oggettivamente complesso e soggetto anche a evidenti tentativi di disinformazione e propaganda», descrivono «un quadro di situazione estremamente fragile e fluido. Nel complesso, si registra al momento un certo equilibrio nei rapporti di forza e alterne vicende sul piano militare – le parole di Conte -, in un quadro tuttavia di crescente intensità e violenza, con l’utilizzo di raid aerei e l’afflusso su entrambi i lati di armamento pesante». Tanto che la stessa Unsmil, la missione Onu nel Paese, ha rilevato con allarme «un probabile aggravamento della crisi nelle prossime ore/giorni, in corrispondenza con l’atteso massimo sforzo di Haftar per entrare a Tripoli».
Conte ha evidenziato che «il succedersi degli scontri e l’aumento del numero di morti – stimati ormai in alcune centinaia – e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente. L’emergenza umanitaria, con conseguenze anche sui flussi migratori, così come il riaffacciarsi dello spettro dell’insorgenza terroristica dimostrato dal recente attentato perpetrato da Daesh a Fuqaha, nella Libia centrale, impongono determinazione e rapidità di azione».
12 aprile 2019

