L’invito di Papa Montini: «Romani, amate Roma!»

Alla vigilia della canonizzazione, la veglia di preghiera con il cardinale De Donatis ai Santi Apostoli. Monsignor Sapienza: «Si è lasciato conquistare dal carattere sacro di questa città»

Un pontefice dal magistero profondo e allo stesso tempo un uomo di grande semplicità che tanto ha amato Roma. Questo il profilo di Papa Paolo VI tratteggiato ieri sera, 11 ottobre, nel corso della veglia di preghiera  in preparazione alla canonizzazione di domenica. A presiederla, il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nella basilica dei Santi XII Apostoli, a due passi da piazza Venezia. Il 14 ottobre, infatti, con la solenne celebrazione delle 10.15 in piazza San Pietro, il beato pontefice verrà elevato agli onori degli altari da Francesco insieme ad altri sei beati ed «è una gioia che questo vescovo di Roma che ha segnato il nostro cammino ecclesiale sia ora tra i nostri protettori e patroni – ha detto De Donatis -. Le sue opere e le sue parole ci hanno testimoniato quell’amore per la Chiesa che sostiene ogni discepolo di Cristo».

Ripercorrendo le tappe fondamentali del suo pontificato, il cardinale vicario ha osservato come Montini «sia stato un grande Papa, artefice di una stagione bellissima e insieme difficile della Chiesa»: fu il “traghettattore” del Concilio Vaticano II voluto dal suo predecessore Giovanni XXIII, dimostrandosi «guida sapiente nel dirigere il dibattito teologico conciliare e post-conciliare». Con altrettanta sapienza e determinazione seppe fare fronte «a quella che chiamava la “sinistra azione del Male”, leggendo la crisi di molti preti che in quegli anni abbandonavano il sacerdozio e le contestazioni di numerosi gruppi di cristiani quali segno della Passione della Chiesa», cui era necessario rispondere e «trovare rimedio con la preghiera e nella fedeltà al magistero».

Ancora, De Donatis ha evidenziato la modernità dell’annuncio evangelico di Papa Montini. «Dobbiamo recuperare per testimoniare ai giovani della nostra città la grandezza di questo vescovo», ha aggiunto, facendo riferimento in particolar modo alle esortazioni apostoliche del 1975 “Evangelii nuntiandi” e “Gaudete in Domino”. Infine il porporato ha ricordato il grande amore e il legame indissolubile di Paolo VI per e con Roma «dove, diceva,”il cristianesimo non può essere vissuto in qualche maniera ma lo si deve vivere in pienezza o lo si tradisce”. Questa era ed è la vocazione della nostra città perciò auspico che la memoria della fede di chi ci ha preceduto sia davvero per la diocesi tutta una chiamata alla conversione autentica».

Sul legame di Papa Montini con Roma ha posto l’accento nel corso della sua testimonianza anche monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia e appassionato conoscitore della persona e della dottrina del beato pontefice, cui ha dedicato molte opere. L’ultima, “Paolo VI santo”, è stata pubblicata nei giorni scorsi da Edizioni VivereIn. «Papa Montini ha amato Roma, si è lasciato conquistare dal carattere sacro di questa città – ha spiegato – e dal suo fascino unico al mondo. Al suo vicario, il cardinale Ugo Poletti, confidò che ogni sera, prima di terminare la giornata, la benediceva dalla sua finestra e sempre al porporato Paolo VI disse che “Non c’è che un modo per trattare Roma: devi servirla, devi umiliarti davanti a lei ma, soprattutto, devi amarla!”».

Nato a Concesio, in provincia di Brescia, Montini «fu rapito dal fascino di Roma, dalla sua storia, dall’arte, dalla politica come anche dalla parlata romanesca che definiva “spiritosa e vigorosa”. Vi si è avvicinato con commozione e ammirazione tanto da arrivare a ripetere, durante la visita al Campidoglio nell’aprile del 1966: “Volentieri mi sento onorato di fare mia la professione di san Paolo: “Civis Romanus sum”, sono cittadino romano”». In particolare, Paolo VI era consapevole del ruolo di Roma quale città cristiana, «chiamata a “essere scuola ed esempio per la Chiesa tutta – ha proseguito Sapienza riferendo le parole del pontefice -: da tutte le parti si guarda a Roma cattolica». Per questo Montini «la sprona e la stimola a essere sempre all’avanguardia, a essere degna dell’eredità del passato, a “non sottrarsi ad uno sforzo di rinnovamento perché deve precedere tutti con il suo esempio, perché è la diocesi del Papa, il centro della cattolicità a cui tutto il mondo guarda come faro di vivida luce”».

Papa Montini Paolo VIPer essere più vicino alla sua città «Paolo VI nel 1967 indice una visita pastorale e si reca nelle parrocchie, nelle carceri  come negli ospedali e, ancora, università, collegi, case di cura e scuole. Celebra il Corpus Domini nei diversi quartieri e, soprattutto, dispone una riorganizzazione del Vicariato di Roma per renderlo adeguato alle nuove esigenze e per fare sì che sia una diocesi autonoma, a pieno titolo, senza più legami con la Curia romana». Sulla scia di questa «spinta al rinnovamento – ha chiosato ancora Sapienza -, la diocesi diventa tutta un fermento di attività: due grandi realizzazioni di quegli anni furono la nascita della Caritas diocesana e il famoso convegno sulle attese di carità e di giustizia del febbraio del 1974, ricordato anche come il “Convegno sui mali di Roma”». In conclusione, l’invito ad «accogliere un’esortazione di Paolo VI del novembre 1972: “Romani, amate Roma!”».

12 ottobre 2018