Lo Spallanzani e il Covid-19, dalla storia dei coniugi cinesi al vaccino

Presentato il libro "Il senso dell'insieme", che ripercorre gli ultimi 12 mesi della pandemia, puntando i riflettori sul Lazio. Il direttore scientifico Ippolito: «Il virus nel 2020 è stato la quarta causa di morte in Italia». Vaia: «Terapie innovative»

Per far sì che il vaccino anti Covid diventi davvero un bene comune come auspicato da tutti, in primo luogo da Papa Francesco, è necessario «superare la logica del monopolio e cedere i brevetti tra Stati perché nessuno sarà mai in grado di produrre le dosi necessarie. Questi sono accordi che vanno fatti in sede europea». Sembra un appello accorato quello lanciato dal direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma Francesco Vaia, intervenuto questa mattina, 29 gennaio, alla presentazione del libro “Il senso dell’insieme. Dalla storia dei coniugi cinesi al vaccino per la Covid-19” scritto a quattro mani da Fabio Ambrosino, comunicatore scientifico, e Rebecca De Fiore, webeditor. Il volume, edito dalla casa editrice Il pensiero scientifico, ripercorre gli ultimi dodici mesi della pandemia puntando i riflettori sull’esperienza della Regione Lazio. Un libro «il cui valore aggiunto è rappresentato da oltre 50 testimonianza di persone in prima linea – ha detto De Fiore -. Dal primo operatore dell’Ares 118 che soccorse i coniugi cinesi a medici, infermieri, volontari». Scopo degli autori, ha spiegato Ambrosino, è stato quello di «mettere in luce il lavoro sinergico che si è svolto in quest’anno perché fare sistema, in una situazione simile, è la via maestra».

Erano le 22 del 30 gennaio 2020 e a Palazzo Chigi era in corso un vertice quando irruppe la notizia che anche in Italia erano stati accertati i primi due casi di coronavirus: due turisti cinesi che si erano sentiti male il giorno prima ed erano stati ricoverati all’ospedale Spallanzani. A un anno dal rivelamento del primo caso, mentre l’Italia registra dall’inizio dell’emergenza sanitaria 2,5 milioni di casi e 87.381 decessi (dati aggiornati al 28 gennaio), il direttore scientifico dell’istituto Spallanzani Giuseppe Ippolito precisa che «questa non sarà l’ultima pandemia ed è sbagliato pensare che dopo questa saranno finite». Nell’incontro, moderato dalla giornalista Elisa Anzaldo e trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook di Salute Lazio, Ippolito ha rimarcato che nel 2020 «il virus è stato la quarta causa di morte in Italia», constatazione questa che deve portare ad attente riflessioni e a ulteriori ricerche per capire a cosa sia imputabile l’elevato numero dei morti. «Al momento non lo sappiamo» ha detto. Inizialmente, ha proseguito Ippolito, si pensava che l’elevato numero di decessi fosse da addebitare al fatto che l’Italia ha la popolazione più anziana d’Europa ma «poi si è capito che non è questo il motivo. Gli studi aiuteranno a comprendere chi sono le persone che muoiono e capire meglio in quanto tempo muoiono».

Il 29 gennaio 2020, ha ricordato Vaia, «tutto è iniziato. Dall’isolamento del virus nel laboratorio di virologia dello Spallanzani alle terapie innovative e poi avanti fino al vaccino». A tal proposito Ippolito ha ricordato di aver ricevuto anche la seconda dose del farmaco e di non aver avuto nessun effetto collaterale, «escluso un po’ di mal di testa». Fino a questo momento, ha proseguito, «non ci sono stati eventi avversi gravi in Italia dopo la vaccinazione. In Europa sono stati segnalati alcuni episodi e le autorità stanno indagando». Accanto al vaccino ci sono altri strumenti altrettanto importanti, ha aggiunto il direttore sanitario Vaia, citando «le terapie innovative come gli anticorpi monoclonali neutralizzanti che si stanno sperimentando allo Spallanzani e che saranno uno strumento fortissimo, soprattutto se le ricerche accerteranno che possono darci una immunità di mesi».

L’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato ha precisato che il Lazio ha registrato «un tasso di contagiosità inferiore rispetto a tutte le altre regioni perché si è sempre agito cercando di lavorare sul fattore tempo, cercando di anticipare, a volte anche sbagliando». Evidenziando che Roma è una città ricca tanto di storia quanto di scienza, ha annunciato che la Regione si è «candidata a ospitare l’Agenzia europea per la ricerca bio-medica e le crisi sanitarie. Il Lazio ha tutte le carte in regola per poter ambire a svolgere questo ruolo al servizio dell’Italia e dell’Europa».

Al momento nessuno può prevedere se ci sarà la temuta terza ondata, «forse siamo ancora nella seconda e non sappiamo se siamo alla fine della curva: il mini lockdown di Natale ha funzionato e gli italiani sono stati responsabili,» ha concluso Ippolito, il quale non ha nascosto che «se aumenta il numero di persone colpite, ci saranno anche più decessi».

29 gennaio 2021