Malattie cardiovascolari: il tempo è salute, essenziali le cure tempestive

Per preservare buone condizioni è necessario non ritardare i soccorsi, anche nell’attuale periodo di pandemia, recandosi al più preso in un Pronto Soccorso

Dolore al torace prolungato di tipo oppressivo, fatica rilevante nel respirare, battiti del cuore accelerati con perdita di coscienza, indolenzimento prolungato al braccio sinistro: sono tra le possibili avvisaglie di un infarto miocardico. Le patologie cardiovascolari acute necessitano di interventi tempestivi e ancora oggi rappresentano la prima causa di morte in Italia e nel mondo occidentale. Nel sospetto di ischemia cardiaca, ad esempio, è opportuno che chi avverte dolore al petto per più di 20 minuti, soprattutto se associato a fatica nel respirare ed eventualmente a battiti del cuore accelerati, si rechi in pronto soccorso per essere visitato e prevenire potenziali complicazioni. Altre volte, la fatica nel respirare può essere causata da trombi che occludono le arterie polmonari. Scioglierli tempestivamente può fare la differenza. Per questo diciamo che il tempo è salute.

Eppure, durante la pandemia di coronavirus, molti pazienti hanno rinviato l’accesso ai Pronto soccorso e alle cure in urgenza. Secondo i dati più recenti diffusi dalla Società italiana di cardiologia, durante la pandemia la mortalità per infarto è triplicata rispetto allo stesso periodo del 2019, raggiungendo il 13,7% a fronte del 4,1%, mentre i ricoveri sono diminuiti del 60%. Il ritardo nell’accesso alle cure ha fatto sì che i pazienti si presentassero in Pronto soccorso in condizioni mediamente più gravi. Nel contesto dell’infarto miocardico, questo ritardo risulta particolarmente penalizzante per il paziente, laddove terapie come l’angioplastica primaria possono essere risolutive, ripristinando la normale circolazione e salvando così il cuore. Per questo, chi avverte questi sintomi deve recarsi nel più breve tempo possibile in un Pronto soccorso (come quello appena attivato a Roma presso il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico), spontaneamente o indirizzato dal medico di medicina generale.

Da non sottovalutare poi gli importanti risvolti sociali che le patologie cardiache comportano. Una ricerca pubblicata sullo European Journal of Preventive Cardiology in occasione della Giornata mondiale del cuore 2019 ha dimostrato che le spese mediche per sindrome coronarica acuta variano da 1.547 a 18.642 euro a persona e che il costo globale di un infarto è doppio rispetto ai costi delle cure, se si considerano le ore di lavoro perse dai pazienti e dai loro familiari o caregivers e se a queste si aggiunge che chi rientra a lavoro dopo un infarto è meno produttivo del 25% nel primo anno. Infatti, i dati europei indicano che nell’anno successivo all’infarto, i pazienti cardiopatici avevano perso 59 giorni di lavoro e i familiari o caregiver 11 giorni, per un costo medio, in Europa, di 13.953 euro.

L’elevato impatto socio-economico di queste patologie ha spinto l’Organizzazione mondiale della sanità a fissare un obiettivo: ridurre del 25% il rischio cardiovascolare entro il 2025. Per contribuire a questo traguardo ognuno può fare la propria parte: le strutture sanitarie lo fanno quotidianamente mettendo in piena sicurezza i Dipartimenti di emergenza e urgenza. (Francesco Grigioni, coordinatore del Cardio Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico)

8 ottobre 2020