Mare Jonio. «Sereni su inchiesta, ci preoccupa Mediterraneo senza ong»

Parla Alessandra Sciurba portavoce dell’ong che ha portato in salvo a Lampedusa 49 migranti. Mobilitazioni in tutta Italia contro il sequestro della nave

«La nostra unica preoccupazione è che ora il  Mediterraneo è vuoto, senza navi di soccorso. Non ci preoccupa questa inchiesta che ancora una volta servirà solo a chiarire che le navi della società civile sono l’unico soggetto nel Mediterraneo centrale che rispetta il diritto». Lo ripete più volte Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea, l’ong che ieri, 19 marzo, ha portato in salvo a Lampedusa 49 migranti con la nave Mare Jonio. Dopo lo sbarco avvenuto in serata, la nave è stata posta sotto sequestro probatorio. Oggi il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha convalidato il fermo. La nave resta ancorata al porto di Lampedusa.

Il rifiuto di spegnere il motore: «Un ordine impossibile da eseguire in quelle condizioni meteo». «Non c’è nessun interrogatorio in corso né tanto meno le persone informate dei fatti sono state sentite tutta la notte. Sono solo bufale che girano – puntualizza Sciurba -. Le persone salvate, insieme all’equipaggio, sono sbarcate ieri sera ed è stato un momento di immensa gioia. Li abbiamo sentiti cantare “libertà” e questo ci ha restituito il senso profondo di quello che abbiamo fatto da ottobre a oggi. Il comandante della nave (Pietro Marrone, ndr) è stato convocato ieri sera in caserma, dove gli è stato notificato il sequestro probatorio della Mare Jonio su iniziativa della polizia giudiziaria, nello specifico della Guardia di finanza – aggiunge -. Il provvedimento è stato poi trasmesso al pm. Inoltre, come atto dovuto per procedere al sequestro, hanno identificato il nostro comandante per articolo 12 del Testo»”.

L’accusa verte sul momento in cui, secondo le autorità, il comandante subito dopo il salvataggio dei 49 migranti in mare, non avrebbe ottemperato all’alt impartito dalla Guardia di finanza. «Quell’alt è arrivato quando c’erano onde alte oltre due metri: spegnere il motore in una situazione meteo marina come quella avrebbe messo gravemente a rischio la sicurezza delle persone a bordo, la cui garanzia è invece obbligo di ogni comandante – aggiunge Sciurba -. Quello era un ordine impossibile da eseguire. Il nostro comandante ha garantito solo l’incolumità di tutti, migranti ed equipaggio, tanto che subito dopo ci è stato assegnato un punto di fonda nel porto di Lampedusa, proprio per le condizioni meteo marine avverse. Appena al riparo non abbiamo avuto nessun problema a far salire a bordo la Guardia di finanza per le ispezioni».

«Sull’inchiesta siamo sereni, siamo gli unici a garantire il diritto». Intanto l’armatore Beppe Caccia è stato chiamato in Capitaneria per le prassi di routine. Nel pomeriggio di oggi dovrebbero svolgersi nuovi interrogatori. «Noi siamo sereni, quello che ci fa  paura davvero è vedere questo mare davanti a noi gonfiarsi e sapere che è svuotato di ogni mezzo di soccorso, testimonianza, denuncia – afferma la portavoce di Mediterranea -. Cosa succede ora, chi ci dice chi riporta indietro le persone a subire le torture come quelle che ci hanno raccontato in questi giorni e che abbiamo visto scritte sui loro corpi? Mentre noi salvavamo 49 persone c’è stato un altro terribile naufragio – aggiunge -.  Chi mette all’ancora queste navi, dopo aver costruito un sistema che costringe le persone a diventare naufraghi, ha una responsabilità chiara. Rispetto all’inchiesta siamo tranquilli, non potrà che rivelare che la nostra bussola è il diritto e la salvaguardia della vita umana». Tra le persone salvate, tutti maschi, diversi arrivano dall’Africa subsahariana. Ci sono, inoltre, 12 minorenni. «I medici a bordo hanno certificato le torture, che abbiamo visto scritte sui loro corpi. Hanno attraversato orrori indicibili e adesso sono nel centro di Contrada Imbriacola – conclude Sciurba -. Monitoreremo che vengano rispettati i loro diritti, in particolare la possibilità di chiedere asilo».

Mobilitazioni in tutta Italia per chiedere il dissequestro della Mare Jonio. Per chiedere l’immediato dissequestro della Mare Jonio sono previste manifestazioni nel pomeriggio di oggi in tutta Italia. A Roma il presidio è alle 17 a piazza Montecitorio. «Scenderemo in piazza per affermare che, come i fatti di ieri dimostrano, i porti sono aperti, e nessun ministro può chiuderli con tweet o dichiarazioni muscolari – spiegano gli organizzatori -. Scenderemo in piazza per pretendere un immediata ripartenza per la Mare Jonio, attualmente sotto sequestro a Lampedusa.#FreeMareJonio, per riprendere a solcare il mare liberamente, e continuare a salvare vite». (Eleonora Camilli)

20 marzo 2019