Mastrangelo, musicista-simbolo nella Roma del Covid

A 19 anni, con la sua chitarra, dalla musica in una piazza Navona vuota alla Camera per il Concerto di Natale. Ecco come racconta questi mesi

La sua musica ha invaso piazza Navona vuota. Un ragazzo di 19 anni, Jacopo Mastrangelo, e una chitarra elettrica hanno fatto sorridere l’Italia del primo lockdown nell’incanto della mitica piazza. Mitica per la sua storia e anche perché vuota. «Tutto è nato proprio da quel silenzio – spiega Jacopo, studente autodidatta di chitarra elettrica, oltre che di Economia -. L’idea di suonare sui tetti mi è venuta perché è impossibile essere insensibili alla piazza vuota: è sempre piena dalla mattina alla sera. Credevo che la gente infrangesse le regole e invece no. Questa piazza mi metteva molta tristezza e ho deciso di dare una mano con la musica. All’inizio per gioco, poi ho continuato ogni giorno con una base sotto, tutti brani italiani, con l’aiuto di mio padre e mia sorella». È autodidatta, come il padre, e «in casa ci sono sempre state chitarre». Complice il web, Jacopo e il suo repertorio ora sono conosciuti ovunque.

Ha suonato dalla terrazza del Campidoglio chiamato da Virginia Raggi, sindaco di Roma, come omaggio a tutti quelli che lottano contro il Covid-19. Molti artisti lo hanno voluto con loro. Ultimo in ordine di tempo Andrea Casta, il violinista dall’archetto luminoso, in un concerto on line a Roma. Location prestigiosa è stata inoltre la Camera dei Deputati, il 20 dicembre, per il Concerto di Natale. «Mi hanno chiamato due settimane prima e ho accettato felice. Mi sono messo sotto con le prove. Alcuni miei compagni ci erano andati in visita con la scuola, io no. Ho aperto suonando l’Inno nazionale. Abbiamo lavorato molto per arrangiarlo in modo diverso con mio padre e l’aiuto di un amico compositore, Romano Musumarra. La sera all’Olimpico ho suonato Adeste fideles prima della partita Lazio-Napoli».

«La Lazio è la mia squadra. Inoltre pratico canottaggio da quando avevo 9 anni, frequento il Flaminio Sporting Club». Quella con Adeste fideles non è stata la prima volta che Jacopo ha suonato allo stadio. «È stata la quinta. La prima è accaduto per una partita particolare: Lotito aveva lanciato il progetto di sostituire gli spettatori con le sagome. Ho suonato Gabriel’s oboe del maestro Ennio Morricone tratto dal film Mission». Per queste feste natalizie «suono dalla terrazza una volta la settimana, se riesco, al tramonto. A Natale ho suonato alle 12 alcune musiche natalizie. Il messaggio è che possiamo usare questo tempo per stare di più con la famiglia».

Nel futuro «la musica sarà una costante ma voglio studiare, frequento Economia alla Sapienza». È vivo il ricordo dell’esame di maturità. «Da un certo punto di vista più complicato perché c’è stata più ansia: in quei momenti avrei voluto la compagnia e il confronto con i compagni di classe, i social non sono la stessa cosa. Una maturità come è sempre stata. Però le persone si adattano. È stato comunque un grande impegno».

29 dicembre 2020