Mattarella: «Costruire ponti, per un mondo in cui la pace non sia sogno ma realtà condivisa»

Il presidente della Repubblica è intervenuto all’apertura del 39° incontro internazionale “Osare la pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Il presidente Cei Zuppi: «osa la pace chi sceglie di cercarla, amarla, difenderla, costruirla»

«Continuiamo a investire in percorsi di dialogo, a sostenere chi soffre, a costruire ponti tra i popoli, per contribuire a un mondo in cui la pace non sia un sogno per illusi, ma una realtà condivisa». È l’appello alla pace lanciato questa sera, 26 ottobre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine del suo intervento nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, dove si è aperto il 39° incontro internazionale “Osare la pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Tra le poltrone rosse si riflette un mosaico vivente di culture, lingue e fedi.

Dopo Berlino e Parigi, si torna a Roma, nell’anno del Giubileo, nello “spirito di Assisi”, in memoria dell’incontro di preghiera per la pace tra leader delle religioni mondiali voluto da Papa Giovanni Paolo II il 27 ottobre 1986 nella città di san Francesco. Fino a martedì 28 ottobre, 400 delegati interverranno a 22 forum con 165 relatori che si confronteranno, tra l’altro, su migrazioni, disarmo, dialogo interreligioso. Cerimonia finale sarà la preghiera ecumenica al Colosseo con Papa Leone XIV, nel pomeriggio di martedì 28 ottobre.

Il capo dello Stato ha riflettuto che per qualche decennio si è sperato fosse seppellita l’idea secondo la quale «il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori, per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio». Oggi le cose sono cambiate e non solo «il tema della forza pretende nuovamente di essere misura delle relazioni internazionali», ma bisogna anche constatare il diffondersi di «atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici». Pensando ad espressioni di forza dei leader mondiali, ha osservato che «risulta oscuro come comportamenti ritenuti generalmente riprovevoli, se non severamente censurabili, se relativi alle normali relazioni umane, abbiano la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici».

Per conseguire la pace, ha poi riconosciuto che «occorre grande coraggio e molto lavoro, ma la pace conviene, la pace è vita, è sviluppo». L’auspicio del capo dello Stato è quello che «la “scintilla di speranza”, come l’ha definita Leone XIV, innescata in Terra Santa si estenda anche all’Ucraina, dove le iniziative negoziali stentano ancora a prendere concretezza mentre le sofferenze di bambini, donne, uomini procurate dalla spietatezza dell’aggressione russa non accennano a diminuire».

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha incentrato il suo intervento sulla capacità del dialogo di trasformare le relazioni in modo costruttivo. «Fare la pace – ha affermato – non è la magia di un giorno o di un uomo, ma, quando comincia il dialogo, già si gusta il sapore della pace. Perché dialogare è scoprire l’altro come sé stesso. Dobbiamo realizzare un’irruzione di donne e uomini comuni nella storia tramite la pratica del dialogo, con pensieri fraterni e visioni di pace. In una società frantumata, come molte sono, in cui domina la dimensione capricciosa dell’io, in cui la comunicazione è ridotta a poco da un certo uso dei social, in cui si urla polarizzandosi, il dialogo deve ritornare centrale nella società e nelle relazioni tra i popoli».

Anche la regina Mathilde del Belgio ha parlato del dialogo e del rispetto reciproco come vettori di pace mentre il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, riprendendo il tema dell’incontro internazionale ha sottolineato che «osa la pace chi sceglie di cercarla, amarla, difenderla, costruirla nelle relazioni quotidiane e nella necessaria architettura della pace che regoli i rapporti tra le nazioni. Non sono i grandi che cercano la pace, ma gli umili! I grandi calcolano le convenienze. Gli umili sanno che la pace conviene a tutti. Solo gli umili compiono cose grandi».

Roma, che in questi 39 anni ha spesso ospitato l’incontro, «vuole essere Capitale della pace e della fraternità tra i popoli», ha affermato il sindaco Roberto Gualtieri, rimarcando che «la pace è la più alta vocazione di Roma. È importante che, in tempi così difficili, dalla nostra città continui a levarsi la voce in favore dell’amicizia, della comprensione e della solidarietà tra i popoli».

26 ottobre 2025