Max Gazzè, “Maximilian” e il tour

Due concerti nella Capitale per l’artista romano, il 19 e 20 febbraio all’Atlantico. L’artista romano torna sulla scena nei panni di “Maximilian”

Due concerti nella Capitale per l’artista romano, il 19 e 20 febbraio all’Atlantico. L’artista romano torna sulla scena nei panni di “Maximilian”

Max Gazzè piace a tutti, o almeno a tanti: abbastanza alternativo per i giovani, metafisico per gli intellettuali, ricercato per gli appassionati di suoni, cerebrale per quelli di parole. Un concentrato di talenti per l’eclettico artista romano, che, alla soglia dei 50 anni, a due anni e mezzo di distanza da “Sotto casa” e ad uno da “Il padrone della festa”, in sodalizio con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi, è tornato sulla scena nei panni di “Maximilian”, «un uomo né del passato né del futuro, ma di un presente diverso, di un’altra dimensione», ha detto lo stesso Gazzè di questo fantomatico alter ego.

Di sicuro, ora, c’è la dimensione live. Un tour impegnativo, con tante date e altrettante novità multimediali, dalla scenografia curata da Camilla Ferrari, che farà da sfondo ai video scelti appositamente da Max insieme a Nicola Saponaro, ai contenuti video interattivi che accompagneranno le sue esibizioni durante il live. A seguirlo, anche la sua band con Giorgio Baldi alle chitarre, Clemente Ferrari ai tasti bianchi e neri, Cristiano Micalizzi alla batteria, e Max ‘Dedo’ De Domenico agli strumenti a fiato.

Al centro della scaletta due album in particolare: l’ultimo – “Maximilian” – ed il primo, “Contro un’onda del mare”, a vent’anni dalla pubblicazione. Di quello nuovo, prodotto dallo stesso Max Gazzè, che ha scritto le canzoni insieme al fratello Francesco, Enzo Vecchiarelli, Alessandro Ciuffetti, Antonio Toni, Francesco De Benedittis e Tommaso Di Giulio, ha spopolato recentemente in radio “La Vita com’è” surreale marcetta pop, dai toni scanzonati e trascinanti, con un riff tormentone “non la faccio finita / ma incrocio le dita / e mi bevo un caffè!”.

Lo scorso mese invece, è stato lanciato il brano e “Mille Volte Ancora”, tenera lettera in chiave elettronica di un padre al figlio, in cui Gazzè (che di figli ne ha tre), alla sua maniera, racconta di un rapporto, quello tra genitore e figlio, fatto di tappe – tra allontanamenti e abbracci, periodi di incomprensione e di silenzio superati dal trascorrere del tempo, ricordi di “ninne nanne” che suonano come un “mantra” per tutta la vita: “Ti aspetterò, ti scriverò, ti perderò/ ancora mille volte ancora/ ti scorderò, ti rivedrò, ti abbraccerò/ di nuovo per ricominciare…”

Di rapporti si parla anche nella semiseria “Teresa”, in cui il protagonista vagheggia di tornare dai genitori, con buona pace dell’ex amata. O in “Un Uomo diverso”, in cui la relazione si complica a causa delle distrazioni tecnologiche di lui “schiavo / del cavo”. Introspettive e romantiche “Sul Fiume” e “Nulla”. E poi, suoni diversi che arricchiscono questo album che sembra “un quadro con tanti colori, eterogeneo”, come lo ha definite lo stesso Gazzè. Dal pop orecchiabile di “Ti Sembra Normale”, ai picchi funky – dance di “Disordine D’Aprile”.

Chiusura al pianoforte con “Verso Un Altro Cielo Immenso”, che rivela un Gazzè classicheggiante e romantico, che parte come una filastrocca a tempo di valzer, e finisce con una sontuosa orchestra d’archi, ad elevarlo verso “un altro cielo”.

 

5 febbraio 2016