Medio Oriente: partita l’operazione terrestre nel sud del Libano
L’Idf: iniziativa «limitata, localizzata e mirata» contro Hezbollah, nella parte sud occidentale. Attaccata anche la roccaforte del movimento a Beirut. Appello Unifil per una «soluzione negoziata». Il ministro degli Esteri iraniano:
«Pronti a qualsiasi scenario»
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno annunciato di aver avviato un’operazione terrestre «imitata, localizzata e mirata» contro Hezbollah nella parte occidentale del Libano meridionale. L’operazione di terra di Israele nel Libano del sud era iniziata il 30 settembre ma finora si era concentrata solo sul lato orientale del confine. In più, affermano dall’Idf, è la prima volta che una divisione di riserva utilizzata in operazioni di combattimento nel Libano meridionale si unisce alle altre tre divisioni coinvolte nell’offensiva terrestre, operative nei settori centrale e orientale del Libano del sud. Nell’analisi del Times of Israel, questa mossa aggiunge migliaia di truppe all’offensiva terrestre di Israele, portando il numero totale di soldati dispiegati in Libano a superare probabilmente quota 15mila.
I libanesi residenti nel sud del Paese sono stati raggiunti da un nuovo avvertimento – riportato dal Guardian – lanciato dal portavoce israeliano in lingua araba Avichay Adraee, con l’invito a spostarsi verso nord. «Alla gente del Libano meridionale, fate attenzione! L’Idf – si legge nel messaggio – continua ad attaccare i siti di Hezbollah nel vostro villaggio e nelle vicinanze, e per la vostra sicurezza vi è proibito tornare a casa fino a nuovo avviso. Dovreste astenervi dal dirigervi a sud, chiunque si diriga a sud sta mettendo in pericolo la propria vita».
Attaccata dalle truppe israeliane intanto anche la roccaforte di Hezbollah a Beirut. Per quanto riguarda il fronte di Gaza, invece, l’Idf fa il bilancio delle ultime 24 ore in un comunicato pubblicato su Telegram: eliminati «circa 20 terroristi in attacchi aerei e scontri ravvicinati nell’area di Jabaliya. Colpiti oltre 70 obiettivi terroristici», tra cui infrastrutture e strutture militari. E il premier Benjamin Netanyahu intanto ha convocato una riunione urgente di sicurezza, assicurando: «Continueremo a combattere».
Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ribadisce che l’Iran, da parte sua, è «pronto a qualsiasi scenario» e che le sue forze armate «sono completamente preparate». La Repubblica islamica, aggiunge, ha individuato «tutti gli obiettivi necessari», mentre tenta di «fermare i conflitti e raggiungere un accordo accettabile per il cessate il fuoco». Per consultazioni sugli ultimi sviluppi regionali, riferiscono i media locali, Araghchi ha in programma in questi giorni visite in Arabia Saudita e in altri Paesi della regione. L’obiettivo: «Cercare di fermare i crimini del regime sionista in Libano e Gaza». In ogni caso, se Israele attaccherà l’Iran, ha dichiarato il vice presidente del Parlamento di Teheran Ali Nikzad, un nuovo tipo di arma difensiva iraniana sarà svelata.
E mentre continuano i bombardamenti – colpite in particolare Beirut, Baalbek e Tiro -, l’Idf rivendica l’uccisione di un alto comandante di Hezbollah: Suhail Hussein Husseini, morto in uno dei raid di ieri, 7 ottobre. Stando alle informazioni diffuse dalle forze di Tel Aviv, sarebbe stato la figura preposta a coordinare l’arrivo di armi dall’Iran. A sua volta, Hezbollah sostiene di aver colpito la base di Gilot, ossia una delle sedi dei servizi di intelligence militari israeliani, non lontana da Tel Aviv. Qui, come riportano i media israeliani, si troverebbe il quartier generale del Mossad, il servizio di intelligence israeliano per l’estero.
A invocare una «soluzione negoziata» tra Israele e l’ala militare del movimento sciita sono, in una nota congiunta, l’Ufficio per il coordinamento in Libano delle Nazioni Unite e la missione Onu Unifil. «È tempo di agire – si legge nel testo, firmato da Jeanine Hennis-Plasschaert e dal tenente generale di Unifil Aroldo Lazaro -. Oggi, un anno dopo, gli scambi di fuoco quasi quotidiani si sono trasformati in una campagna militare incessante il cui impatto umanitario è a dir poco catastrofico. Troppe vite sono state perse, sradicate e devastate». Il riferimento, naturalmente, è all’attacco terroristico di Hamas nel sud di Israele, il 7 ottobre 2023, che ha dato il via al conflitto ancora in corso, nel quale, secondo fonti governative, sono morti 2.083 libanesi e altri 9.896 sono rimasti feriti.
Nella sola giornata di ieri, 7 ottobre, in cui secondo i media internazionali Israele ha intensificato i bombardamenti sia contro il Libano che la Striscia di Gaza, i morti in Libano sono stati 21 e 91 i feriti tra i governatorati di Monte Libano, Nabatieh e nel Sud, come riferisce il ministero della Salute. A Beirtu i caccia israeliani hanno infranto più volte la barriera del suono. A Gaza, le autorità sanitarie dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa invece informano che è salito a trenta il numero dei palestinesi uccisi in un raid aereo israeliano contro il campo profughi di Al Bureij, nel nord della Striscia.
8 ottobre 2024

