Sono in tutto 4.200 i profughi che si trovano al momento nei due centri nelle isole greche di Moria a Lesbo e Vial a Chio. Rifugiati e migranti «in condizioni agghiaccianti, nella crescente incertezza e angoscia di cosa accadrà loro sulla base dell’accordo tra Unione europea e Turchia», entrato in vigore il 20 marzo scorso. È la denuncia di Amnesty International, che ha visitato i due centri, incontrando 89 rifugiati, fra cu imolti in condizioni di particolare vulnerabilità: donne incinte, bambini e neonati, persone con disabilità, traumi e malattie gravi.

«Sulle rive dell’Europa – ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International -, i rifugiati sono intrappolati senza luce alla fine del tunnel. Un piano così pieno di difetti, precipitoso e male impostato che è maturo per una serie di errori, calpesta i diritti e il benessere delle persone fra le più vulnerabili». Queste persone, ha spiegato, «non hanno praticamente alcun accesso all’assistenza legale. Quello ai servizi è scarso così come sono carenti le informazioni su quale potrà essere il loro destino. La disperazione è palpabile».

Nel centro di Moria, a Lesbo, strettamente sorvegliato da polizia ed esercito, si trovano circa 3.150 persone isolate dal mondo esterno da numerose barriere di filo spinato. Nel centro Vial di Chio, al termine di duri scontri tra diverse comunità nazionali di rifugiati avvenuti il 1° aprile, 400 persone sono scappate e ora dormono in mezzo alla strada nella zona del porto. Al termine della visita la delegazione di Amnesty ha sollecitato le autorità greche e l’Unione europea a «sospendere immediatamente i respingimenti di massa in Turchia fino a quando non saranno in vigore garanzie».

11 aprile 2016