Migranti, «nel Mediterraneo si continua a morire»

Tre donne e un bambino annegati al largo della Turchia. Nessuna notizia di un gommone con 41 persone. Ripamonti: «Salvare vite non può essere un’opzione»

Nel Mediterraneo si continua a morire. Il Centro Astalli rilancia la notizia di tre donne e un bambino annegati nel naufragio della barca su cui viaggiavano, al largo della costa della Turchia, mentre ancora non si hanno notizie di un gommone avvistato sabato 23 marzo con 41 persone a bordo, a Nord delle coste libiche. Una sorte, la loro, che continua a preoccupare dopo che la Guardia costiere di Malta aveva citato il gommone in un allarme: il gruppo sarebbe partito da Sabratha ma se ne sono perse le tracce.

Per la struttura dei Gesuiti, «desta allarme il fatto che non vi siano in questo momento azioni di avvistamento e soccorso per i naufraghi». A spiegarlo è il presidente padre Camillo Ripamonti: il rischio, avverte, è quello di «lasciar morire in mare decine di persone in difficoltà. Salvare vite – prosegue – non può essere mai in nessun caso un’opzione ma un obbligo imprescindibile e intrinseco all’essere umano».

Il Centro Astalli chiede dunque a istituzioni nazionali e sovranazionali «un’azione umanitaria tempestiva che porti in salvo i migranti che non hanno alternativa alla traversata del Mediterraneo», unitamente a «un impegno per soluzioni a lungo termine che prevedano ingressi sicuri, accoglienza e integrazione». Lasciare morire le persone in mare, conclude Ripamonti, «non può essere considerato deterrente efficace per le partenze o peggio strategia politica per governi sempre più colpevoli di inerzia».

Sulle 41 persone avvistate nel Mediterraneo che «nessuno sta cercando» interviene anche padre Claudio Gnesotto, presidente dell’Agenzia scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo. «Come Chiesa e come singoli cristiani – le parole dello scalabriniano – non possiamo esimerci dal denunciare il silenzio disumano che avvolge il Mediterraneo e chi attraversandolo – e perdendo ahimè la vita – cerca un futuro una volta ancora in questi ultimi giorni. Il piano di “distrazione di massa” al quale assistiamo – prosegue – è frutto di una sedazione profonda che l’Ue vorrebbe attuare, concentrando la sua attenzione, guarda caso, su ben altri piani, quelli economico-finanziari, resi ovvi dalla visita e dai patti firmati dal presidente cinese Xi Jinping con vari paesi dell’Unione». Politiche che viaggiano «al di sopra e al di là» degli interessi e dei diritti fondamentali delle tante persone costrette a migrare.

«Morti e dispersi nell’oblio più totale», li definisce Gnesotto, ribadendo a nome dei missionari Scalabriniani operanti in Europa e Africa la necessità che «Ue, Nazioni unite e tutti coloro che appartengono alla società civile, che hanno potuto in passato e possono oggi dare una mano, collaborino per l’apertura ordinaria di corridoi umanitari sicuri, realtà che la Chiesa cattolica e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia sostengono da anni, e la ripresa sistematica del salvataggio in mare come prescrive il diritto internazionale».

26 marzo 2019