Migranti, deserti i bandi di accoglienza

ActionAid e Openpolis denunciano le gravi conseguenze prodotte dal decreto sicurezza del primo governo Conte sul sistema di accoglienza gestito dalle prefetture. Migliaia di posti persi. In Toscana ed Emilia-Romagna i casi più gravi

Bandi deserti, piccoli centri di accoglienza chiusi e trasferimenti di persone da città e regioni. È la fotografia scattata dal rapporto “La sicurezza dell’esclusione. Centri d’Italia 2019”, realizzato da ActionAid e Openpolis, che rivela gli effetti dei cambiamenti prodotti dal decreto sicurezza del primo governo Conte sul sistema di accoglienza gestito dalle prefetture. «Una trasformazione negativa e complessiva del sistema di accoglienza che ha come conseguenza diretta la contrazione dei diritti dei migranti e un cambio di prospettiva sul ruolo del terzo settore, che passa da una funzione di sussidiarietà e sostegno a una destinata al controllo dei migranti con il taglio dei servizi per l’integrazione», si legge nel report. Nell’analisi infatti si sottolinea come la drastica riduzione degli importi messi a disposizione per la gestione dei centri abbia provocato il rifiuto del terzo settore di partecipare ai nuovi bandi del sistema di accoglienza.

Un bilancio negativo, dunque, a un anno dall’approvazione del decreto sicurezza e del nuovo capitolato. Nei fatti, spiega la ricerca, questo rifiuto ha causato per molte prefetture un’effettiva difficoltà ad assegnare tutti i posti ritenuti necessari. Le procedure adottate nel corso dei mesi, come la ripetizione dei bandi e l’affidamento diretto o in economia, hanno rivelato che moltissimi posti disponibili sono stati persi. Le prefetture sono di fatto strette tra regole inapplicabili e l’obbligo di garantire il servizio. Il taglio delle risorse (da 35 euro pro capite pro die a 21) ha significato una riduzione drastica dei servizi: dai corsi d’italiano all’assistenza psicologica o la mediazione culturale. «I servizi che vengono richiesti, secondo la gran parte delle organizzazioni, non possono essere coperti da quel tipo di tariffa – sottolinea Stefano Trovato, membro dell’esecutivo del Cnca -. Poi ci sono ragioni di tipo ideale: molta parte degli attori della cooperazione e dell’associazionismo, non si considerano soggetti che fanno “albergaggio”, non intendono cioè gestire strutture alberghiere. Si ritengono invece soggetti che svolgono un ruolo preciso nella società, che non è solo di tipo economico ma anche sussidiario rispetto ad alcuni servizi che lo stato dovrebbe offrire, fornendo prestazioni che si inseriscono all’interno di un percorso di emancipazione e di inserimento nel tessuto sociale». 

Emblematico il caso di Livorno dove gran parte dei bandi per l’accoglienza sono andati deserti: dopo il fallimento del primo bando, la prefettura non ha ritenuto di pubblicarne di nuovi e ha invece deciso di trasferire altrove i migranti presenti nei centri che sono stati chiusi. Su mille posti messi a bando dopo l’approvazione del dl sicurezza solo 564 sono stati effettivamente assegnati. Nella provincia di Firenze, dove era stato sperimentato positivamente il modello di accoglienza diffusa in tanti piccoli centri che accoglievano i migranti per lo più in appartamenti, le nuove gare hanno portato inizialmente alla firma di solo 3 convenzioni per un totale di 285 posti sui 1.800 inizialmente offerti.

«I dati confermano come il nuovo capitolato svantaggi l’accoglienza diffusa. Non a caso il tema dei bandi deserti e delle gare riproposte emerge in maniera più decisa nel Centro e nel Nord Italia, dove prefetture e realtà del terzo settore avevano negli scorsi anni puntato su centri di dimensioni medio piccole, in un’ottica di inclusione dei migranti. La chiusura dei piccoli centri comporta per i rifugiati e i richiedenti asilo l’interruzione dei percorsi d’inserimento sociale e lavorativo. Il trasferimento in città e paesi diversi può anche voler dire l’abbandono di ogni tentativo di integrazione e quindi la marginalità e la strada, con tutti i costi sociali connessi. Un quadro questo aggravato dalla deliberata “produzione” di irregolari attraverso le nuove previsioni normative come l’abrogazione della protezione umanitaria», dichiara Livia Zoli, responsabile dell’Unità Global Inequality & Migration di ActionAid.

Il nuovo capitolato di gara dei Cas trasforma l’accoglienza: le strutture diventano posti dove i migranti devono attendere la decisione sulle richieste di asilo, senza più avere supporti per l’autonomia e l’integrazione. Tra i tre tipi di centro ora previsti (singole unità abitative, centri collettivi fino a 50 posti e centri fino a 300 posti) i tagli più consistenti coinvolgono proprio quelli che prevedono l’accoglienza diffusa in appartamenti. La Toscana è una delle regioni in cui il fenomeno dei bandi deserti si è manifestato in maniera più evidente. In effetti in questo territorio il problema è diventato così urgente che a giugno la regione ha approvato una delibera per mettere a bando 4 milioni di euro da destinare come cofinanziamento a favore di enti pubblici o del terzo settore per progetti destinati alle persone straniere rimaste prive di reti di inserimento sociale. Lo sforzo va nella direzione di fornire nuove risorse per garantire i servizi di integrazione che il nuovo capitolato non prevede e non finanzia. Una strada che è stata percorsa anche da altre regioni, come il Lazio o la Calabria, seppur con risorse più limitate.

Nel report, le associazioni denunciano come il Sistema informatico di gestione dell’accoglienza (Sga) rimanga (nonostante le richieste di accesso agli atti indirizzate al Ministero degli Interni), ad oggi ancora inaccessibile. La mancanza di trasparenza sul reale funzionamento della macchina dell’accoglienza ha, dunque, richiesto l’utilizzo della banca dati dei contratti pubblici di Anac (Bdncp), da questa sono stati estratti e analizzati i contratti pubblici dall’approvazione del decreto sicurezza fino agli inizi di agosto 2019. In questa fase di passaggio, l’indisponibilità delle informazioni necessarie per monitorare il sistema dell’accoglienza è ancora più grave perché non permette di valutare i suoi cambiamenti, la reale tutela dei diritti delle persone e il rispetto della legalità. Per questo i reiterati rifiuti del Ministero dell’Interno di fronte alle nostre richieste di accesso agli atti sono ancora più ingiustificati e inaccettabili.

ActionAid e Openpolis sottolineano come le politiche dell’accoglienza attuali siano caratterizzate da una totale assenza di programmazione. «Senza una revisione complessiva del sistema continueremo ad assistere ad una politica di breve respiro che si affida alla convinzione che lo scenario rimanga costante e il numero degli sbarchi sia limitato, mistificando il “costo umano” degli accordi con la Libia e senza alcuna considerazione della governance multilivello, del ruolo del Tavolo di coordinamento nazionale (anche nell’interlocuzione con il terzo settore) e della necessità di distribuire i migranti sul territorio in maniera proporzionata e programmata», concludono. (Eleonora Camilli)

8 gennaio 2020