Migranti: giovane di 22 anni suicida a Ponte Galeria
Il corpo rinvenuto all’alba del 4 febbraio nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Roma. Protesta dei detenuti. La Garante Calderone: «Questi posti vanno chiusi»
«Se morissi vorrei che il mio corpo fosse portato in Africa, mia madre ne sarebbe lieta». Lo ha scritto sul muro, in francese, probabilmente con un mozzicone di sigaretta, prima di impiccarsi all’inferriata del suo settore, nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, il giovane originario della Guinea, 22 anni, il cui corpo è stato ritrovato senza vita all’alba di ieri, 4 febbraio. «I militari italiani non capiscono nulla a parte il denaro – si legge ancora nel messaggio -. L’Africa mi manca molto e anche mia madre, non deve piangere per me. Pace alla mia anima, che io possa riposare in pace».
Immediata la protesta di alcuni ospiti della struttura, che hanno tentato di sfondare una porta in ferro, lanciato sassi e pietre contro il personale e tentato di incendiare un’auto. Protesta sedata dalle forze dell’ordine con i lacrimogeni. Feriti, comunque, due carabinieri e un militare dell’esercito. Sulle barricate anche l’opposizione, che torna a chiedere la chiusura del Centro di Ponte Galeria, da sempre oggetto di polemiche per le condizioni in cui versa. Opposto il parere del governo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato un piano per realizzare un Cpr in ogni regione, ma l’elenco dei siti non è mai stato comunicato, mentre si punta sull’accordo – contestato – con l’Albania per alleggerire il sistema d’accoglienza italiano.
«Non c’è bisogno di aspettare le indagini per poter dire che luoghi come Ponte Galeria sono totalmente disumani – afferma la garante dei detenuti di Roma Valentina Calderone, accorsa nella struttura insieme ai parlamentari Cecilia D’Elia (Pd) e Riccardo Magi (+Europa) -. Non c’era bisogno di aspettare la morte di un giovane ragazzo per dire che questi posti vanno chiusi». E parla di «condizioni pessime» del Centro anche D’Elia: «Ponte Galeria va chiuso. L’avevamo già visitato a fine luglio e avevamo denunciato le condizioni terribili. L’episodio di questo ragazzo suicida deve mettere la parola fine su questo Cpr». Nelle parole di Magi, si tratta di «buchi neri del diritto e dell’umanità». Il giovane, informa, «era arrivato qualche giorno fa dal Centro di Trapani, dove era stato dalla metà di ottobre. Venerdì era stato visto disperato da alcuni operatori. Piangeva, riferiva che voleva tornare nel suo Paese perché aveva lì due fratelli piccoli di cui occuparsi, altrimenti avrebbero sofferto la fame. Era affranto, disperato per questo. Ha lasciato sul muro un ritratto di sé stesso, con sotto un testo in cui ha scritto che non resisteva più e sperava che la sua anima avrebbe risposato in pace».
Nel frattempo, si continua a morire anche in carcere: 2 i suicidi più recenti, con i quali sale a 15 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita in carcere dall’inizio dell’anno. Quasi uno ogni due giorni. A Montorio, in provincia di Verona – dove in tre mesi si sono uccisi 5 reclusi – un detenuto ucraino si è impiccato; aveva già provato a uccidersi un mese fa ed era stato da poco dimesso dal reparto psichiatrico. Il secondo caso nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta, dove un detenuto disabile di 58 anni si è impiccato. Nel mirino il sovraffollamento degli istituti, con oltre 60mila persone ristrette a fronte di una capienza di circa 47.500 posti. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, «si può e talvolta si deve ricorrere alle misure alternative». In più, sottolinea, è necessario anche «incidere sulla carcerazione preventiva, che per molti imputati, poi assolti, si è rivelata ingiustificata».
5 febbraio 2024

