Migranti in mare, Comunità ebraica Roma: «La vita umana è sacra»
Sulla vicenda delle navi Sea Watch e Sea Eye, nel Mediterraneo da giorni, il comunicato Cer: «Non possiamo restare indifferenti». Sulla prima imbarcazione intanto alcuni rifiutano il cibo
Anche la Comunità ebraica di Roma (Cer) interviene in merito alla situazione delle navi Sea Watch e Sea Eye, nel Mediterraneo ormai da oltre 15 giorni, con a bordo complessivamente 49 migranti, tra cui donne e bambini. Le due imbarcazioni sono al riparo al largo delle coste di Malta ma non hanno ancora assegnato un porto sicuro di sbarco.
«L’immigrazione – si legge in una nota diffusa dalla Comunità ebraica della Capitale – è un fenomeno complesso che va gestito e affrontato nelle sue diverse implicazioni. Non possiamo però rimanere indifferenti e sottrarci dall’esprimere la nostra preoccupazione in merito a quei migranti che, ormai da troppi giorni, sono in mare in attesa di un porto in cui attraccare. Si salvino prima queste vite e poi si capisca come risolvere il problema – il monito -. La vita umana è sacra e deve essere anteposta a qualsiasi considerazione politica».
Dalla Sea Watch arriva intanto, via Twitter, la notizia che al diciassettesimo giorno in alto mare alcune persone rifiutano il cibo. «Temiamo che il loro stato psicologico e di salute possa peggiorare sensibilmente – è l’allarme degli operatori della ong tedesca -. Non possiamo credere che tutto questo stia accadendo a poche miglia dalle coste europee». La nave ha a bordo 32 persone già dal 22 dicembre; le altre 17 sono sulla Sea Eye dal 29 dicembre. Bloccati, in balia del mare e del freddo.
17° giorno in alto mare.
A bordo di #SeaWatch stiamo registrando episodi di persone che rifiutano il cibo.
Temiamo che il loro stato psicologico e di salute possa peggiorare sensibilmente. Non possiamo credere che tutto questo stia accadendo a poche miglia dalle coste europee. pic.twitter.com/RxoHb4FAvP
— Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) 7 gennaio 2019

