Migranti, Mediterranea: «La Mare Jonio in acque italiane, chiede un porto sicuro»

La nave con le 30 persone salvate a 40 miglia dalle coste libiche è a Lampedusa. La richiesta di sbarcare uomini, donne incinte e bambina. L’appello dell’Unhcr

«Pochi minuti fa la nave Mare Jonio, con a bordo le 30 persone salvate nel tardo pomeriggio di ieri a 40 miglia dalle coste libiche, è entrata acque territoriali italiane 12 miglia a sud di Lampedusa. È stata raggiunta da due unità della Guardia di Finanza per un controllo di polizia». Scrivevano così questa mattina, venerdì 10 maggio, su Twitter gli operatori di Mediterranea Saving Humans, aggiungendo: «Chiediamo ingresso in porto sicuro dove poter sbarcare uomini, donne incinte e bambina a bordo».

La vicenda delle navi, i distinguo nel governo e la decisione del premier Conte. Un doppio caso aveva messo in subbuglio il governo nelle ultime ore. Il primo era quello dei 36 migranti salvati dalla nave Stromboli della Marina, che saranno fatti sbarcare ad Agusta (Siracusa) su diretta indicazione del premier Giuseppe Conte. È lo stesso premier, nonostante la contrarietà del ministro Salvini, ad aver affermato: «I 36 migranti che erano a bordo di una imbarcazione che stava per affondare sono stati messi in salvo dal personale della nostra Marina militare che era a bordo della nave Cigala Fulgosi e ora sono stati tutti trasferiti sull’unità Stromboli. La nave Stromboli viaggia adesso verso il porto militare di Augusta, dove i migranti verranno fatti sbarcare».

Risolto, non senza mal di pancia, il caso dei migranti soccorsi dalla Marina, si è materializzato un altro caso. La Mare Jonio, il rimorchiatore della piattaforma civile Mediterranea, ha imbarcato 30 persone, tra cui una bambina di un anno. Il soccorso sarebbe avvenuto a una quarantina di miglia dalle coste libiche. La Mare Jonio stava completando la giornata di pattugliamento ed era sulla rotta di rientro, quando ha intercettato a vista un gommone in avaria, con acqua all’interno. Il  ministro Salvini anche questa volta ha ribadito il divieto ad avvicinarsi ai porti del nostro Paese: «Un conto è una nave della Marina Militare, che attraverso il suo ministro di riferimento si assumerà le proprie responsabilità, un altro una nave di privati o dei centri sociali come la Mare Jonio. Per loro, i porti restano chiusi». Ma ora la nave è entrata in acque italiane e sta facendo rotta su Lampedusa.

L’appello dell’Unhcr. L’Agenzia della Nazioni Unite per i rifugiati ieri sera aveva espresso apprezzamento per l’operazione di salvataggio compiuta dalla Marina Militare italiana a circa 75 chilometri dalla costa libica che ha riguardato una piccola imbarcazione, con a bordo 36 persone, di cui 2 donne e 8 bambini, che si trovavano alla deriva in evidente pericolo di vita. «Accogliamo con favore gli sforzi compiuti dalla Marina Militare italiana nel salvare la vita di questi uomini, donne e bambini», aveva dichiarato Roland Schilling, Acting regional representative Unhcr per il Sud Europa. Aggiungendo: «Chi è a bordo potrebbe aver bisogno di protezione internazionale e in ogni caso ha alle spalle esperienze traumatiche subite in Libia, un Paese in cui imperversa un conflitto che mette a rischio la vita di migliaia di civili». Mentre il numero di persone che arrivano in Europa via mare è diminuito drasticamente, più di 250 persone sono morte nel Mar Mediterraneo centrale solo quest’anno. Unhcr ha anche ribadito che la Libia non è un porto sicuro e che nessun ritorno, da acque internazionali, è da ritenersi ammissibile in base al diritto internazionale.

10 maggio 2019