Un protocollo «chiaro» su «interventi della Guardia costiera libica in acque internazionali». È la richiesta che arriva da Terre des Hommes, che condivide le preoccupazioni delle ong impegnate nel soccorso in mare ai migranti e che, «portando avanti la loro missione umanitaria, si confrontano con la difficoltà di gestire e portare a buon fine il salvataggio di vite umane, nel rispetto di un quadro politico complesso e poco chiaro». Il protocollo, precisano da Terre des Hommes, deve essere «ispirato al principio sovrano del rispetto della vita umana, del salvataggio in mare di chi si trova in condizioni di emergenza e necessita un soccorso immediato e del divieto di respingimento verso un Paese non sicuro come la Libia».

A parlare è Federica Giannotta, responsabile dei progetti Italia dell’organizzazione. «I recenti fatti denunciati da Sos Mediterranee e Medici senza frontiere in relazione alle difficoltà affrontate dalla nave Aquarius nel procedere ai soccorsi – dichiara – non possono lasciare indifferente. Negli ultimi mesi vediamo arrivare i minori migranti sempre più provati dal viaggio e dall’inferno delle strutture detentive libiche, la traversata del Mediterraneo sta diventando sempre più spesso un vero e proprio incubo dal quale rimangono segnati indelebilmente nell’anima». La buona riuscita di un salvataggio in mare, prosegue Giannotta, «ha conseguenze dirette anche sul nostro lavoro, perché al porto di Pozzallo, quando la nostra equipe presenzia al triage sanitario, vediamo la differenza tra chi ha vissuto anche l’orrore di un naufragio causato dall’arrivo della Guardia costiera libica che ha interrotto con la forza le operazioni Sar e uno invece portato a buon fine da una ong nel pieno rispetto di tutte le normative che disciplinano la navigazione e il soccorso in mare, ma anche il trattamento delle persone a bordo una volta salvate».

Ancora, Terre des hommes auspica «“che si chiarisca velocemente la posizione della Proactiva open arms e che possa tornare al più presto a operare per il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo».

4 aprile 2018