Morto Franco Zeffirelli, domani i funerali a Firenze

Il regista e sceneggiatore italiano si è spento sabato nella sua casa di Roma. Aveva 96 anni e divenne famoso in tutto il mondo grazie alle trasposizioni delle opere di Shakespeare

Si svolgeranno domani, martedì 18 giugno, i funerali di Franco Zeffirelli, regista e sceneggiatore cinematografico e teatrale morto sabato 15 giugno nella sua casa romana assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano e dal parroco della chiesa di San Tarcisio. La celebrazione si terrà nel duomo di Firenze, città natale del cineasta noto in tutto il mondo, e sarà presieduta dall’arcivescovo del capoluogo toscano, il cardinale Giuseppe Betori. La camera ardente del regista, scomparso all’età di 96 anni, sarà allestita questa mattina nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

La sua ultima apparizione pubblica risale all’aprile scorso quando la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, gli consegnò il riconoscimento alla carriera nell’aula di Palazzo Madama. Ha lavorato fino a pochi giorni fa terminando l’allestimento del melodramma “La Traviata” di Giuseppe Verdi che il 21 giugno aprirà l’Opera Festival 2019 all’Arena di Verona. In occasione di una sua udienza privata con Papa Francesco nel 2016, al quale ha dedicato un libro che raccoglie le fotografie scattate sul set del film su san Francesco, disse che in Bergoglio aveva ritrovato «quell’essenza dello spirito francescano in grado di riaccendere tutte le nostre speranze».

Vincitore di cinque David di Donatello e pluricandidato all’Oscar, riconosciuto dal padre naturale quando aveva già 19 anni, Zeffirelli durante la sua adolescenza proiettò la figura paterna in Giorgio La Pira, il “sindaco santo di Firenze” che fu suo istitutore ai tempi del collegio nel convento di San Marco. La testimonianza dello storico esponente della Dc contribuì probabilmente ad avvicinare il cineasta alla fede cattolica che lo ha guidato nel 1972 nella regia di “Fratello sole, sorella luna”, liberamente ispirato alla vita del poverello d’Assisi, nel 1974 nella regia televisiva in mondovisione dell’apertura della Porta Santa e nel 1977 nella direzione della miniserie “Gesù di Nazareth” che negli Stati Uniti fu definita “la miglior miniserie televisiva di tutti i tempi”.

Allievo di Luchino Visconti, con il quale fece le prime esperienze in qualità di aiuto regista, scelse sempre di dare vita a personaggi che potevano avere forte impatto sul pubblico. Amico e confidente di star internazionali come Anna Magnani, Maria Callas e Richard Burton era appassionato di letteratura e portò sul grande schermo i capolavori di William Shakespeare come “La bisbetica domata”, “Romeo e Giulietta” e l’”Amleto” che gli valsero il titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico conferitogli nel 2004 dalla regina Elisabetta. Negli anni ’80 si dedicò molto al teatro dove celebrò Pietro Mascagni con “Cavalleria Rusticana”, Giacomo Puccini e la sua “Turandot”, Luigi Pirandello con il suo dramma più famoso “Sei personaggi in cerca d’autore”. Il suo ritorno al cinema, nel 1990, è segnato da “Storia di una capinera” tratto dall’omonimo romanzo di Giovanni Verga che lo stesso regista definì uno dei suoi film «più cari e sfortunati».

Nella sua vita anche una parentesi politica con l’elezione a senatore nelle fila di Forza Italia per due legislature, dal 1996 al 2001. Aveva in cantiere il “Rigoletto”, capolavoro di Giuseppe Verdi, il cui debutto era previsto per il 17 settembre 2020 in Oman alla Royal Opera House di Muscat. Orgoglioso del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo, fondazione che porta il suo nome dove è custodito l’intero patrimonio di una carriera lunga quasi settant’anni, diceva di avere un rimpianto, quello di non essere riuscito a realizzare il film “I Fiorentini” che sarebbe cominciato con la morte di Lorenzo il Magnifico e il rientro a Firenze di Michelangelo e Leonardo.

17 giugno 2019