Nasce la Fondazione Italia Digitale

Il presidente Di Costanzo: «La pandemia ha acceso un riflettore. Ora serve un salto di qualità per rendere strutturale il cambiamento». L’indagine nazionale

Una realtà nuova e innovativa, che nasce anche per supportare la discussione e lo sviluppo delle policy digitali pubbliche e private nell’Italia che riparte dopo la pandemia. È la Fondazione Italia Digitale, presentata questa mattina, martedì 28 settembre, con una diretta live sui canali social, con i relatori in diretta dagli UTOPIA Studios di Roma. «È arrivato il momento di rendere popolare il digitale nel nostro Paese», ha affermato il presidente Francesco Di Costanzo, commentando gli esiti dell’indagine su “Italiani e digitale“, curata dalla Fondazione, illustrata oggi. «La pandemia ha acceso un riflettore enorme – ha osservato -,  è cresciuta la consapevolezza di cittadini, istituzioni, imprese. Ora serve un salto di qualità per rendere strutturale il cambiamento». Citando i risultati dell’indagine, Di Costanzo ha sottolineato la «voglia di accelerare» e la «richiesta sempre più forte di digitale» da parte degli italiani. «A questo sentimento dobbiamo rispondere con un grande piano culturale, un investimento convinto sulle competenze e sui servizi, una risposta precisa di policy eque e all’altezza della rivoluzione in corso. Per questo – ha aggiunto – è nata la Fondazione Italia Digitale: lavoreremo con pubblico e privato su divulgazione, ampliamento del dibattito, proposte, per non perdere e sfruttare al meglio la straordinaria occasione che abbiamo con il Pnrr e i piani di rilancio del Paese».

Ha messo l’accento sul ruolo del digitale nella pandemia anche Livio Gigliuto, membro del cda della nuova Fondazione oltre che vice presidente Istituto Piepoli. Un ruolo «salvifico», lo ha definito, che «sembra aver sconfitto la diffidenza degli italiani a considerare maggiori le opportunità rispetto ai rischi». Quindi, presentando i dati dell’indagine, ha aggiunto: «Non solo acquisti online e videochiamate; gli italiani affidano al digitale atti delicati come certificati e tributi. Promosso a larga maggioranza lo smart working, ora gli italiani chiedono un grande piano di cultura digitale che parta da due obiettivi: semplicità di utilizzo e sicurezza». Sulla stessa linea anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, secondo cui «è chiaro che dopo questa pandemia tutti dobbiamo ripensare al digitale. È il momento giusto per riprendere il discorso e approfondirlo. L’Europa, l’Italia, tutti noi – ha osservato – stiamo investendo moltissimo sul digitale e sulla possibilità di avere strumenti che facilitino continuamente la nostra vita e il nostro stare insieme. Occorre certamente sviluppare, ed è questo che faremo come scuola, una capacità critica nell’uso degli strumenti, ma anche una capacità di utilizzarli per aumentare, potenziare e far crescere le competenze personali. Quindi ben arrivata Fondazione Italia Digitale».

La ricerca, condotta nel mese di settembre, racconta una svolta digitale che c’è e che piace agli italiani, dato che la digitalizzazione è vista come un’opportunità dal 75% degli intervistati in tutte le fasce di età analizzate. Fiducia anche nel rapporto con l’informazione proveniente dal web e dai social, affidabile per il 64% del campione, e nel grado di sicurezza dei servizi digitali offerti: 80%. Tra i canali più utilizzati al primo posto restano i siti web e le app (60%) seguiti dagli sportelli fisici (25%) e dai social network, che continuano la loro scalata inarrestabile tra le modalità preferite di contatto tra pubblica amministrazione e cittadino (21%). Compie passi in avanti significativi anche l’identità digitale, attivata dal 55% del campione, mentre il 24% possiede sia una carta di identità elettronica che Spid. Tra i servizi digitali guadagnano la prima posizione l’acquisto online e i pagamenti digitali (75%), seguiti dai servizi della pubblica amministrazione (56%). Restando in tema di pagamenti verso la pubblica amministrazione chi predilige l’online lo fa per saldare i tributi (50%). Ottima anche la percezione del fenomeno della digitalizzazione, vista come semplificazione (48%), e dello smart working, che viene sentito come un’opportunità per rendere l’organizzazione del lavoro più flessibile e moderna (73%) e come mezzo per favorire l’integrazione delle categorie più fragili (84%). A tal proposito e per mettere a sistema tutto quello che è stato fatto finora per il 90% degli italiani è necessario un ampio piano nazionale di cultura digitale, la cui caratteristica predominante deve essere la facilità e semplicità (35%).

28 settembre 2021