Nato il governo Gentiloni: il 64° della storia repubblicana

I 18 ministri, di cui 6 donne, hanno giurato nelle mani del presidente della Repubblica. I passaggi successivi: la fiducia alla Camera, quindi al Senato

I 18 ministri, di cui 6 donne, hanno giurato nelle mani del presidente della Repubblica. I passaggi successivi: la fiducia alla Camera, quindi al Senato

18 ministri, oltre al premier, di cui 6 donne. 3 i tecnici: Pier Carlo Padoan (Economia), Carlo Calenda (Sviluppo economico) e Giuliano Poletti (Lavoro). 11 le nomine in quota Pd, 3 per Ncd-Ap e 1 per l’Udc. È l’identikit del nuovo governo Gentiloni, il 64° della storia della Repubblica, varato ufficialmente nella serata di ieri, lunedì 12 dicembre. Intorno alel 18.30 infatti il presidente del Consiglio incaricato ha sciolto la riserva, comunicando la lista dei suoi ministir. Un’ora e mezza più tradi il giuramento nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Quindi il passaggio delle consegne con Matteo Renzi un primo, veloce, Consiglio dei ministri.

«Non mi nascondo le difficoltà politiche. Il governo si metterà al lavoro immediatamente con tutte le sue forze, concentrato sui problemi del Paese e con l’ottimismo che deriva dalla grande forza del popolo italiano». Queste le parole del premier Paolo Gentiloni, dopo l’annuncio della lista dei ministri. Molte le conferme del governo appena sciolto: Pier Carlo Padoan resta all’Economia, Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina alle Politiche Agricole, Gianluca Galletti all’Ambiente, Graziano Delrio ai trasporti, Beatrice Lorenzin alla Salute, Enrico Costa agli Affari Regionali, Dario Franceschini ai Beni Culturali, Marianna Madia alla Semplificazione e alla Pubblica amministrazione, Giuliano Poletti al Lavoro e alle Politiche sociali.

Tra le novità, il passaggio di Angelino Alfano dall’Interno agli Esteri. Lo sostituisce al Viminale Marco Minniti. Nuova anche la titolare dell’Istruzione: Valeria Fedeli, che subentra a Stefania Giannini, l’unica del governo Renzi completamente tagliata fuori dal nuovo esecutivo. Ancora, nuova anche la nomina ai Rapporti con il Parlamento, che va ad Anna Finocchiaro. Diventano ministri anche i sottosegretari uscenti Luca Lotti, con delega allo Sport, e Claudio De Vincenti, con delega alla Coesione Territoriale e al Mezzogiorno. Maria Elena Boschi, ministro alle Riforme costituzionali del governo Renzi, il cui nome è legato alla riforma “bocciata” dalla consultazione referendaria del 4 dicembre scorso, entra nello staff di Palazzo Chigi come sottosegretario, con il ruolo particolare di segretario del Consiglio dei ministri, ruolo che prima era di De Vincenti.

Il primo voto di fiducia è atteso per questa mattina, martedì 13 dicembre, alle 11, alla Camera dei deputati; entro mercoledì sarà calendarizzato anche il voto al Senato. Annunciato lo strappodi Ala-Scelta Civica, che tuttavia non dovrebbe far venir meno la maggioranza, vista l’unanimità del Pd nel sostegno al nuovo esecutivo. Probabile comunque una maggioranza risicata, con numeri variabili a seconda del voto di rappresentanti delle autonomie e senatori a vita. L’esecutivo in ogni caso, dopo il giuramento, è già nella pienezza dei suoi poteri.

«Il governo, come si vede anche dalla sua struttura – le parole del premier Paolo Gentiloni – proseguirà nell’azione di innovazione svolta fin qui dal governo guidato dal presidente Renzi. Ho fatto del mio meglio per formare il governo nel più breve tempo possibile. E credo nell’interesse della stabilità delle nostre istituzioni alla quale guardano le italiane e gli italiani». Gentiloni ha assicurato che il suo esecutivo «si adopererà per facilitare il lavoro tra le diverse forze parlamentari volto a individuare le nuove regole per le leggi elettorali. La fiducia – ha continuato – “consentirà” al governo di rappresentare l’Italia a pieno titolo già nel Consiglio europeo di giovedì prossimo». Nel discorso del nuovo presidente del Consiglio anche la rassicurazione di un «impegno personale molte forte nei prossimi mesi» in seno all’Unione europea «per politiche migratorie comuni e per politiche economiche finalmente orientate alla crescita». Quindi, l’indicazione di una «vera priorità»: il lavoro, «emergenza più drammatica che altrove» soprattutto nel Mezzogiorno e tra le fasce più deboli del ceto medio. «Non possiamo ignorare – ha rilevato Gentiloni – le varie forme di disagio».

13 dicembre 2016