Nella Casa del vescovo di Roma la II Giornata delle Arti
Teatro, danza, musica e installazioni, nelle sale al primo piano del Palazzo Lateranense. Il messaggio del vicario Reina: «È il luogo ideale». Don Manto: «La Chiesa guarda con attenzione all’arte»
Ci sono anche due bambine nella Sala degli Apostoli. La prima, di pochi mesi, dorme tra le braccia della mamma, nonostante la musica. L’altra è seduta a cavalcioni sulle spalle del papà e sta ascoltando attentamente. I violini smettono di suonare e parte l’applauso. Lei si unisce timidamente con qualche secondo di ritardo. Era rimasta incantata. Merito della Giornata delle arti, andata in scena sabato pomeriggio, 15 febbraio, per il secondo anno consecutivo, nelle sale del Palazzo Lateranense. Un’iniziativa dell’Ufficio per la pastorale universitaria della diocesi di Roma, in collaborazione con Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Accademia Nazionale di Danza, Conservatorio di Musica Santa Cecilia e Accademia di Belle Arti di Roma.
Un evento all’insegna della bellezza e della speranza, che si è tenuto in coincidenza con il Giubileo degli artisti e in occasione della festa del Beato Angelico, che ricorre domani, 18 febbraio. Il Palazzo Lateranense, aperto gratuitamente al pubblico, ha ospitato le esibizioni degli studenti e delle studentesse delle accademie. Grande partecipazione in tutti i turni del pomeriggio. La Giornata è iniziata con il messaggio del cardinale vicario Baldo Reina, letto da don Gabriele Vecchione, coordinatore dell’Ufficio per la pastorale universitaria, nella Sala della Conciliazione. «Sono lieto che la Casa del vescovo di Roma accolga la seconda edizione della Giornata delle Arti», ha scritto il porporato, che ha descritto il palazzo, «scrigno di storia e di arte», come «il luogo ideale» per accogliere l’evento. Il cardinale ha poi ringraziato i direttori, i docenti e gli allievi e le allieve delle accademie. E ha concluso facendo sue le parole di Papa Francesco, «che così scrive agli artisti: “Continuate a sognare, a inquietarvi, a immaginare parole e visioni che ci aiutino a leggere il mistero della vita umana e orientino le nostre società verso la bellezza e la fraternità universale”».
Poi ha preso la parola don Andrea Manto, vicario episcopale per la pastorale della salute e coordinatore dell’ambito della Cura delle età e della vita. «La Chiesa guarda con grande attenzione all’arte», ha detto il sacerdote, che ha sottolineato una «forte sinergia» tra l’area pastorale culturale e quella sanitaria. «La forza della bellezza è una carezza sulle ferite dei malati e delle loro famiglie – ha spiegato -. Fa entrare in contatto con il mistero e fa elevare spiritualmente». Prima dell’inizio delle esibizioni, l’intervento di don Vecchione. «Non ignoriamo che negli ultimi decenni, probabilmente sarebbe più corretto dire secoli – ha detto -, si sia consumato un sanguinoso divorzio tra fede e cultura, tra arte e sacro. Nel nostro servizio noi cerchiamo di ricomporlo, facendo amicizia e cercando un vocabolario comune».
Quindi è calato il silenzio e sono entrati gli attori, uno dopo l’altro, tutti vestiti di nero. Le loro voci si alternavano alla musica. «La nostra società ha bandito il dolore», ha esclamato un ragazzo, mentre le note di sottofondo diventavano sempre più angoscianti, per poi addolcirsi solo verso la conclusione. È la drammaturgia “Oltre quello che c’è”, scritta da Francesco D’Alfonso, dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria, coordinatore della Giornata. A interpretarla, gli studenti del I anno di recitazione della Silvio d’Amico. «Ispirandomi agli scritti del filosofo sudcoreano Byung – Chul Han e del poeta T. S. Eliot – ha spiegato D’Alfonso -, ho riflettuto sul tentativo della società contemporanea di allontanare e anestetizzare il dolore. Senza la sofferenza, così come senza la speranza, non c’è vera vita».
Sullo stesso tema, le altre esibizioni: la coreografia “The place to be, una terra che non è nostra” di Damiano Artale, interpretata dagli studenti dell’Accademia nazionale di danza; l’installazione video fotografica “La luce non è qualcosa che rivela, ma la rivelazione stessa”, dell’Accademia di Belle Arti di Roma; e la performance del duo violinistico Maria Luce De Ruvo e Nika Zubac sulle note di Mozart, Brahms e Libertango di Astor Piazzolla. L’arte al servizio dell’anima.
17 febbraio 2025

