Niger, esercito e capi tradizionale chiamati a collaborare contro i jihadisti

Tensioni e violenze nella zone dove è stato rapito nel settembre scorso il missionario italiano padre Pierluigi Maccalli. Intanto continuano le proteste popolari contro la legge elettorale approvata dal governo

Il Niger occidentale, al confine con Mali e Burkina Faso, è diventato negli ultimi anni tatro di operazioni di gruppi terroristici, autori di attacchi mortali in questi tre Paesi contro le forze armate e le popolazioni civili. In questa zona, riferisce l’agenzia stampa cinese  Xinhua, che ha un numero considerevole di corrispondenti dall’Africa, due soldati nigerini sono rimasti uccisi nei giorni scorsi a causa dell’esplosione di una mina. «È la stessa zona dove il sacerdote italiano padre Pierluigi Maccalli è stato rapito da individui armati lo scorso settembre», si legge nel testo, citato dall’Agenzia Fides. Per il ministro dell’Interno del Niger Mohamed Bazoum, banditi vicini ai gruppi jihadisti sono stati responsabili per qualche tempo di omicidi, rapine e sequestri di civili. 

Non si placano, nel frattempo, le proteste popolari a Niamey, dove lunedì 12 novembre diverse migliaia di persone hanno manifestato contro la legge elettorale approvata dal governo nel 2017. I dimostranti, guidati dal’ex presidente Mahamane Ousmane, hanno marciato per le strade della Capitale del Niger scandendo slogan ostili al governo e poi manifestando di fronte al Parlamento. Contestato in particolare l’articolo della legge che prevede l’incandidabilità dei condannati ad almeno un anno di reclusione.

Fonti ufficiali di Niamey, informa l’Agenzia Fides, hanno riferito che il ministro della Difesa nigerino Kalla Moutari ha invitato i capi locali della zona a collaborare con le Forze di difesa e sicurezza (Fds) che operano contro i terroristi. «Moutari, in viaggio di perlustrazione nella zona occidentale del Paese, ha visitato, in particolare, le unità militari impegnate a rintracciare banditi armati operanti nell’area tra il Niger, il Burkina Faso e il Mali». Il ministro ha assicurato alle truppe: «I gruppi che vogliono imporre la loro volontà con la forza perderanno la battaglia, perché non difendono alcun valore. La loro crudeltà e la loro vigliaccheria non avranno la meglio». Incontrando i leader tradizionali dei villaggi della regione poi Moutari ha chiesto loro di collaborare con l’esercito e di «fornire tutte le informazioni possibili per neutralizzare in modo permanente questi individui barbari».

14 novembre 2018