«È incredibile che l’ex fidanzato della giovane uccisa a Roma possa essere uscito con la tanica, perlomeno così si legge dalle prime ricostruzioni degli inquirenti». Di più, è «raccapricciante», così come le ipotesi secondo cui «se qualcuno l’avesse aiutata la ragazza sarebbe viva». La presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini parla di Sara Di Pietrantonio, 22 anni, morta carbonizzata nella notte tra sabato 28 e domenica 29 maggio e ritrovata all’alba dietro un cespuglio, in via della Magliana, a 500 metri dalla sua Toyota Aygo completamente distrutta dalle fiamme.

Parla con i cronisti, Boldrini, a margine di un incontro con un gruppo di donne del quartiere Zen di Palermo, e assicura la sua vicinanza alla famiglia. «Ma faccio anche una esortazione a tutte le ragazze, a tutte le donne, a non accettare alcuna forma di violenza, a non sottovalutare i primi segnali e a denunciare per ottenere protezione». La presidente della Camera evidenzia la necessità di un lavoro anzitutto culturale: «Le donne non devono avere vergogna di denunciare: non c’è vergogna o stigma nel farlo, chi si deve vergognare sono i violenti, non le donne che denunciano la violenza. Spero che nelle scuole si insegni il rispetto di genere fin dai primi anni perché questo anche fa la differenza e noi abbiamo molta strada da fare. Questo fenomeno è inaccettabile».

«L’ho uccisa io, non sopportavo che fosse finita». La confessione dell’ex findanzato, Vincenzo Paduano, 27 anni, è arrivata dopo una notte di interrogatori: la crisi a pochi giorni dalla rottura, dopo due anni di una relazione altalenante. Poche ore prima dell’omicidio era stato a casa di Sara e aveva discusso con lei. Nella notte poi ha lasciato il suo posto di lavoro da guardia giurata e l’ha seguita. L’ha speronata con l’auto e costretta a fermarsi, le ha gettato dell’alcol addosso e ha dato fuoco alla macchina. Sara ha cercato di scappare, ma il vigilante l’ha inseguita e forse ha tentato di strangolarla. È in questo lasso di tempo che Sara avrebbe potuto essere salvato. Secondo il procuratore aggiunto Maria Monteleone infatti almeno due automobilisti l’hanno incrociata mentre fuggiva a piedi, gli abiti impregnati di alcol, ma non si sono fermati, né hanno chiamato i soccorsi.

Un omicidio premeditato, dunque, quello di Sara. Per lei, appassionata di danza e musica, studentessa di Economia all’Università Roma Tre, il suo ateneo osserva oggi un minuto di silenzio. «La tragica vicenda ci ha colpiti fortemente – dichiara il rettore Mario Panizza -. Tutto il nostro ateneo si unisce al dolore della famiglia, dei colleghi e degli amici di Sara». «Che questa morte non sia inutile»: è l’appello del procuratore Monteleone, che rinnova l’invito alle ragazze a «confidarsi con amici e parenti quando sono vittime di condotte persecutorie. Non bisogna restare immobili quando c’è qualcuno che dice di volerti bene e invece non è così». Poi il richiamo alla responsabilità comune: «Chi vede una ragazza chiedere aiuto di notte non si volti dall’altra parte, ma contatti le forze dell’ordine».

31 maggio 2016