Omofobia, Centro studi Livatino: «Preoccupazione» per il testo alla Camera

Il parere sulla bozza: «Colpisce il mero disaccordo, introducendo inaccettabili reati di opinione, e comprime l’esercizio di libertà fondamentali»

Depositata il 30 giugno alla Camera dei deputati dal relatore Alessandro Zan la bozza di testo unificato recante “Misure di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”. Un documento che «suscita gravi preoccupazioni», affermano dal Centro studi Livatino, pur stigmatizzando, un una nota, «ogni discriminazione nei confronti di chiunque».

Il testo, osservano i giuristi del Centro, «è ispirato all’ideologia di genere, che vuole diffondere anche nelle scuole e in generale nella società civile. Accanto alla punizione di comportamenti violenti e di istigazione alla violenza – superflua perché già coperti dalle norme in vigore, come si è avuto modo di illustrare nel corso delle audizioni in Commissione Giustizia – il testo colpisce il mero disaccordo – si legge ancora nella nota -, introducendo inaccettabili reati di opinione, lesivi della libertà di manifestazione del pensiero». Ancora, «comprime l’esercizio di altre libertà fondamentali della persona, come quella di educazione e religiosa, trasformandole in forme di discriminazione punite penalmente».

Come esempio della «pericolosa genericità delle disposizioni che si intendono introdurre», dal Centro Livatino citano l’articolo 8 del testo unificato, «che impone all’Istat la triennale “rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione”: “atteggiamento” – osservano –  richiama un dato psicologico, comunque soggettivo, impossibile da rilevare statisticamente. Col medesimo metro il testo pensa di imporre sanzioni penali alla mera manifestazione di opinioni». Di qui la richiesta «a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento di fermare questa deriva».

2 luglio 2020