Omotransfobia, l’ok della commissione Affari costituzionali, con alcune condizioni

La replica delle associazioni: ora il testo torni in commissione Giustizia, non vada in Aula. «In gioco il rispetto dei principi fondanti della nostra Costituzione»

Dal comitato per i pareri della commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati è arrivato un parere favorevole sul testo unificato della legge contro l’omotransfobia, anche se con alcune condizioni. Anzitutto, si evidenzia «come il provvedimento debba essere interpretato in modo conforme alla Costituzione» e si sottolinea «che la costante giurisprudenza della Corte costituzionale, a partire da quella relativa alla cosiddetta legge Scelba (legge 20 giugno 1952, n. 645), afferma che non si ha incitazione alla discriminazione in presenza di mere opinioni o giudizi, salvo che questi siano “idonei a creare un effettivo pericolo” (sentenza n. 74 del 1958), ovvero “solo se si realizza in concreto l’evento pericoloso richiesto dalla norma 2(sentenza n. 15 del 1973)».

Ancora, nel documento si rileva «come l’articolo 3, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, persegua l’obiettivo, condivisibile, di richiamare in modo più esplicito la tutela garantita dall’articolo 21 della Costituzione alla manifestazione del pensiero» e segnala «l’esigenza di precisare più puntualmente la portata« di tale articolo. Per questo il parere favorevole viene espresso «con le seguenti condizioni: 1) con riferimento all’articolo 3, valuti la Commissione di merito l’opportunità di rivedere la formulazione della disposizione, nel senso di chiarire più puntualmente che non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti e attuali; 2) valuti la Commissione di merito l’opportunità di chiarire maggiormente i confini tra le condotte discriminatorie fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, al fine di evitare incertezze in sede applicativa».

Un parere, quello espresso dalla commissione Affari costituzionali della Camera, che trova il consenso di 50 associazioni, tra cui il Centro studi Rosario Livatino, che ne valutano positivamente il lavoro sul testo unificato Zan. «Il parere – sottolineano in una nota congiunta – pone una serie di osservazioni, ma prima ancora due condizioni relative l’una ai rischi di sanzionare penalmente opinioni liberamente espresse, che non siano collegate ad atti di violenza, l’altra alla estrema genericità dell’uso di categorie come genere, identità di genere e orientamento sessuale: con questo conferma le critiche e le riserve espresse da tanti giuristi durante le audizioni».

È evidente, per le associazioni firmatarie della nota, che ora «l’esame debba tornare nella Commissione Giustizia, e non in Aula. Lo esige il tenore letterale del parere, nel momento in cui – sia quanto alle condizioni sia quanto alle osservazioni – esso ripete la formula “valuti la Commissione di merito…”. Lo esige la sostanza del provvedimento: dopo la forzatura dell’aver anticipato le norme finanziarie del testo con l’inserimento degli art. 7 e 9 nella legge di conversione del Dl Rilancio e dell’avere ignorato in commissione Giustizia le osservazioni e la condizione poste dal Comitato per la Legislazione, oggi non va aggiunta forzatura a forzatura, sui delicati profili di costituzionalità. È in gioco – concludono – il rispetto dei principi fondanti della nostra Costituzione».

30 luglio 2020