Paglia e Bertinotti: i “nonni” e il «magistero della fragilità»

Il presidente della Pontificia Accademia per la vita e l’ex presidente della Camera dei deputati a confronto sulla “quarta età”. «È scomparsa l’idea che un mondo di fraternità e solidarietà sia possibile». L’urgenza di inventare una «vecchiaia solidale»

Basterebbe descrivere l’abbraccio finale tra l’arcivescovo Vincenzo Paglia e Fausto Bertinotti, per raccontare il messaggio a favore degli anziani (e non solo) lanciato da entrambi nella parrocchia romana di Santa Chiara, a Vigna Clara. Divergente nello snodo conclusivo, ma univoco nella sostanza. Il presidente della Pontificia Accademia per la vita e l’ex presidente della Camera dei deputati, nonché segretario del partito di Rifondazione Comunista, hanno dato vita ieri pomeriggio, 4 novembre, a un dialogo sulla quarta età. “L’esistenza, il tempo e l’Oltre” il titolo scelto per l’occasione dal parroco don Andrea Manto, che ha organizzato e moderato l’incontro. Ad assistere al confronto che si è tenuto nell’Auditorium Due Pini, una numerosa platea di anziani.

Proprio a loro si sono rivolti Paglia e Bertinotti. I vecchi, hanno detto, sono la punta dell’iceberg di un problema che riguarda tutta la società. La loro solitudine è la solitudine di tutti. La stessa dei più giovani. In un mondo che ha perso la dimensione del noi. Per l’arcivescovo, così come per l’ex presidente, l’umanità non ha smarrito solo la ragione, ma anche la fede. Sia quella trascendente, sia quella terrena.

«È scomparsa l’idea che un mondo di fraternità e solidarietà sia possibile – ha sottolineato Bertinotti -. È la vittoria dell’individualismo, della frantumazione del popolo e del dominio del mercato sulle vite, fino alla guerra, con la politica ridotta in schiavitù». Gli ha fatto eco Paglia, analizzando in questo contesto la condizione delle persone in età avanzata. «Noi ottantenni siamo la prima generazione di anziani di massa – ha evidenziato -. Ce ne siamo accorti durante il Covid, quando siamo morti a migliaia. Ma la società ci aveva già abbandonato in precedenza, in nome di una cultura dello scarto». Con tristezza, ha aggiunto il presule, «noto che in tutte le diocesi del mondo c’è almeno un prete che cura i giovani, ma mai nessuno che pensa agli anziani. Vorrei gridare invece a tutti che vecchio è bello, anche se non funziona come slogan».

Secondo Paglia, in una società sempre più anaffettiva, dove ogni giorno almeno un adolescente tenta il suicidio, i nonni hanno un grande potere: rendere più umano il mondo insegnando ai più piccoli che siamo tutti deboli («il magistero della fragilità»). O inventiamo una vecchiaia solidale, ha rimarcato l’arcivescovo, «o il nostro Paese rischia di degenerare in maniera terribile». Come riuscirci? «Il compito è più difficile di ieri – ha evidenziato Bertinotti -. Se non riscopriamo una ragione superiore nella vita delle persone, non ce la facciamo. Credo che questo dovere spetti alle minoranze, che si fanno sale della terra. Se penso che la politica ci possa salvare, incorro in un errore clamoroso. Essa è parte di questo modello».

Come si è arrivati a tutto questo? «Non so rispondere – ha ammesso ancora l’ex presidente -. Il movimento operaio e il cattolicesimo hanno fatto l’Italia. Quando sono venuti meno è morta la speranza. È troppo grande la distanza da quel noi a quell’io egoistico di oggi». Manca una «destinazione», ha aggiunto Paglia (che domani, 6 novembre, alle 18.30 terrà una lectio magistralis a Palazzo Sciarra Colonna in un incontro sempre sul tema del fine vita, promosso da Fondazione Roma, Circolo S. Pietro e Unione Giuristi Cattolici Italiani). Da qui il suo invito finale a «recuperare la fede nella risurrezione della carne». Diversa la posizione di Bertinotti, che ha indicato solo un obiettivo terreno: «La liberazione della donna e dell’uomo da ogni forma di alienazione». Una strada comunque condivisa dall’arcivescovo. «Lavoriamo insieme per rendere il mondo più paradiso e meno inferno», ha esortato. Per poi indicare infine la vera missione degli anziani: «Insegnare a tutte le generazioni che la vita non finisce con la morte».

5 novembre 2024