Papa Leone: lo sport, via per l’incontro con Dio Trinità

Nella solennità della Santissima Trinità, la Messa del Papa per il Giubileo dello sport. In una società segnata dalla solitudine, l’attività sportiva «insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme ed esalta la convivialità»

L’attività sportiva non deve essere finalizzata esclusivamente alla conquista dei primi posti o ad avere panieri colmi di medaglie. Lo sport è molto di più, è un’eco della Santissima Trinità, dove Padre, Figlio e Spirito Santo vivono in una «danza d’amore reciproco». La connessione tra fede e la pratica delle discipline sportive è stata offerta da Papa Leone XIV che questa mattina, 15 giugno, ha presieduto nella basilica di San Pietro la Messa nella Solennità della Santissima Trinità in cui si celebra anche il Giubileo dello sport.

Lo stesso Prevost è uno sportivo. Praticava tennis, si allenava in palestra e in poco più di un mese di pontificato ha ricevuto il tennista numero uno al mondo Jannik Sinner (il 14 maggio), i dirigenti e ai calciatori del Napoli all’indomani della vittoria del campionato (il 27 maggio) e salutato i ciclisti del Giro d’Italia in occasione dell’ultima tappa passata nello Stato della Città del Vaticano, il 1° giugno.

Il Signore, ha spiegato Leone, «non è statico». Anzi, è dal suo «dinamismo che sgorga la vita». Da qui la riflessione, rivolta ai tanti atleti presenti in basilica, sul fatto che «lo sport può aiutare a incontrare Dio Trinità perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi». Il vescovo di Roma ha poi osservato che il “dai” urlato dai tifosi agli sportivi in campo per incitarli è un «imperativo bellissimo» perché «si tratta di darsi per gli altri – per la propria crescita, per i sostenitori, per i propri cari, per gli allenatori, per i collaboratori, per il pubblico, anche per gli avversari – e, se si è veramente sportivi, questo vale al di là del risultato».

Dopo aver citato san Giovanni Paolo II, anch’egli un Papa sportivo che praticò sci, nuoto e canottaggio, Leone XIV si è soffermato su alcuni aspetti che fanno della pratica sportiva una scuola di formazione. In una società imperniata sull’individualismo e segnata dalla solitudine, praticare sport, soprattutto quello di squadra, «insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme. Può così diventare uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie». Lo sport esalta poi la convivialità in una comunità in cui il virtuale ha soppiantato le relazioni reali. «Aiuta a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta – ha affermato il pontefice -, luogo in cui solo si esercita l’amore».

Infine, in una società che premia solo i forti «e dove sembra che solo i vincenti meritino di vivere, lo sport insegna anche a perdere», a misurarsi con i propri limiti e fragilità, la cui esperienza «apre alla speranza. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi». E come affermò Papa Paolo VI nel 1965, vent’anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, lo sport aveva anche «contribuito a riportare pace e speranza in una società sconvolta dalle conseguenze della guerra».

Anche per molti santi contemporanei lo sport è stato un mezzo per evangelizzare. Leone ha citato Pier Giorgio Frassati, patrono degli sportivi, che sarà canonizzato il 7 settembre con Carlo Acutis. Alpinista e sciatore, Frassati durante le gite in montagna con gli amici faceva apostolato.

Per il Giubileo dello sport, ventesimo grande evento dell’Anno Santo 2025, sono arrivati a Roma migliaia di atleti, professionisti e amatori, allenatori e dirigenti di associazioni sportive da tutto il mondo e che ieri, sabato 14, hanno partecipato alla Festa dello sport in piazza del Popolo. Da qui in serata è partito il pellegrinaggio verso la basilica di San Pietro per il passaggio della Porta Santa.

Agli atleti Papa Leone ha affidato «la missione bellissima di essere riflesso dell’amore di Dio Trinità» lasciandosi «coinvolgere da questa missione con entusiasmo». Subito dopo la celebrazione Papa Prevost ha attraversato in papamobile una piazza San Pietro gremita di fedeli che hanno seguito la celebrazione dai maxi schermi. Ha accarezzato e benedetto molti bambini e salutato i pellegrini che hanno immortalato il passaggio con gli smartphone. Ha quindi raggiunto il sagrato dal quale ha recitato l’Angelus.

15 giugno 2025