Parolin: «Dolore e tristezza» per il protrarsi della guerra in Ucraina
Il cardinale segretario di Stato intervenuto a margine dell’inaugurazione del cubicolo di Papa Eusebio nella Catacomba di San Callisto, restaurato per il Giubileo. Sul presunto ritrovamento del corpo di padre Dall’Oglio: «Credo sia molto difficile»
Il «dolore e la tristezza» per il protrarsi della guerra in Ucraina. L’auspicio che i negoziati di Doha portino «a qualche risultato» sulla guerra in Medio Oriente. Perplessità sul fatto che la salma ritrovata in Siria sia di padre Paolo Dall’Oglio. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha toccato vari temi ieri sera, 4 giugno, a margine dell’inaugurazione del cubicolo di Papa Eusebio nella Catacomba di San Callisto, restaurato in occasione del Giubileo dalla Pontificia Commissione di archeologia sacra (Pcas) con il sostegno della Fondazione Patrum Lumen Sustine. I lavori sono coincisi con il centenario del Motu proprio di Papa Pio XI “I primitivi cemeteri” con cui si stabilivano le finalità e la missione della Commissione.
Nelle stesse ore in cui intercorreva la telefonata tra Papa Leone XIV e il presidente russo Vladimir Putin, il quale si è detto «favorevole a una soluzione diplomatica», il cardinale Parolin ha affermato di provare «enorme tristezza che non si riesca a stabilire un contatto diretto tra le due parti e cominciare a vedere la fine di questa guerra». Facendo riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Putin, secondo il quale negoziare con il presidente ucraino Zelensky sarebbe come negoziare coi terroristi, il porporato ha espresso «soltanto tristezza e dolore per questa situazione». Il 2 giugno a Istanbul si è tenuto un nuovo incontro tra le delegazioni di Russia e Ucraina ma anche questo sembra essere fallito. «Il problema fondamentale – ha detto Parolin – è creare un clima di fiducia fra le due parti che permetta di parlarsi in maniera diretta e costruttiva. È quello che manca di fondo. Non ci si fida l’uno dell’altro. Si tratta di costruire un rapporto a piccoli passi, venendosi incontro reciprocamente. Credo che in tutti i negoziati ci sia un compromesso da fare. È il compromesso e il rispetto degli impegni presi che aiuta a costruire la fiducia».
Cosa può fare la Chiesa? «Può pregare per la pace perché gli sforzi umani sono piuttosto insufficienti», ha affermato il segretario di Stato ricordando che pochi giorni dopo l’elezione Leone XIV si era reso disponibile ad accogliere in Vaticano i colloqui tra le parti. «Rimane l’offerta del Papa – ha aggiunto -. Ma dalle risposte date non credo ci sia speranza che questa possibilità venga sfruttata».
Per quel che riguarda la guerra in Medio Oriente, facendo riferimento ai negoziati in corso a Doha, ha espresso l’auspicio che «abbiano qualche risultato». Le richieste sono sempre le stesse: «Il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, sia vivi che defunti, l’accesso sicuro degli aiuti umanitari e delle cure mediche». In merito al ritrovamento di un corpo in una fossa comune in Siria, che alcuni hanno indicato essere quello di padre Paolo Dall’Oglio, il porporato ha ricordato che per il nunzio apostolico Matteo Zenari «non sono notizie confermate. Credo sia molto difficile – ha aggiunto -. Speriamo che si possa ritrovare il luogo della sepoltura e i resti di padre Dall’Oglio. A tanti anni di distanza, e soprattutto nelle situazioni in cui è avvenuta la sua morte, rimane molto difficile. Vediamo, speriamo che sia la volta buona». A chi gli faceva notare che non c’è certezza della morte di padre Dall’Oglio e gli chiedeva se quello fosse il suo pensiero, ha risposto «non c’è certo nessuna conferma neanche di questo, però è presumibile, dopo tanti anni».
Interpellato, ancora, sull’udienza del Papa a superiori e officiali della Segreteria di Stato in programma questa mattina, 5 giugno, in Sala Clementina, il porporato ha ricordato che sarà un primo incontro ufficiale ma «la collaborazione è già iniziata dal primo momento – ha sottolineato -. Il Papa l’ha detto fin dall’inizio che intende avvalersi in maniera collegiale di tutti gli strumenti che sono a sua disposizione per assicurare un governo efficace della Chiesa». A chi gli chiedeva se l’8 e il 9 giugno andrà a votare ha risposto con un deciso «no. Da tanto tempo non vado a votare. Essendo in Vaticano non ne ho occasione».

Il cubicolo di Papa Sant’Eusebio, risalente al 309, ornato da affreschi sulla volta e sul lucernario, mosaici negli arcosoli e rivestimenti marmorei sulle pareti, è impreziosito da due grandi epigrafi: la prima, attribuita a Papa Damaso, celebra in versi le gesta del pontefice martire; la seconda, una copia del VI secolo, sostituisce l’originale andato distrutto probabilmente durante incursioni vandaliche. Per Parolin il restauro «rientra nell’impegno a favore di pellegrini e visitatori che possono fruire di un sempre più ampio patrimonio di testimonianza delle comunità cristiane di Roma. Attraverso simboli e iscrizioni, questi testimoni ci parlano di una speranza forte e di una fede luminosa».
Monsignor Pasquale Iacobone, presidente Pcas, ha donato al segretario di Stato la riproduzione in bronzo di un lucernaio del IV secolo trovata in un’area delle catacombe di San Sebastiano. Durante la serata è stata anche presentata la nuova edizione della guida “La catacomba di S. Callisto. Il cimitero dei papi” di Dimitri Cascianelli. Da quasi un secolo l’accoglienza dei pellegrini e la visita guidata alle catacombe sono affidate ai Salesiani di don Bosco. Il cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, già rettor maggiore dei Salesiani, e don Stefano Martoglio, vicario del rettor maggiore, hanno sottolineato che i «Salesiani sono servitori che accompagnano ogni giorno fiumi di persone. Spesso chi entra come turista ne esce pellegrino. L’accoglienza ricevuta tocca il cuore di tanti». Nelle parole della presidente dell’assemblea capitolina Svetlana Celli, l’amministrazione è «fortemente consapevole del ruolo centrale che luoghi come questo rivestono nella formazione di una coscienza collettiva, radicata nel rispetto delle nostre origini».
5 giugno 2025

