Patagarri: un tour dalla miscela esplosiva

La band milanese si racconta. Dopo X Factor, concerti fino a settembre; tappa a Roma il 29 luglio al Parco della Musica. Nell’album dieci storie di vite ai margini. E un suono potente

I Patagarri non sono solo una band, ma un fenomeno musicale che si sta facendo strada nella scena italiana. A suon di gipsy Jazz, swing e blues stanno conquistando le serate estive italiane. Oltre trenta tappe dal vivo che suggellano un anno speciale per questo gruppo di giovani talenti emerso nell’ultima edizione del talent X Factor Italia con una miscela esplosiva di energia e passione. Sono: Francesco Parazzoli alla tromba e voce, Jacopo Protti e Daniele Corradi alle chitarre, Nicholas Guandalin al basso, Giovanni Monaco a clarinetto e sassofono e Arturo Monaco al trombone e percussioni; hanno tra i 21 e i 32 anni e hanno scelto questo nome buffo in omaggio a uno sketch del trio Aldo, Giovanni e Giacomo in cui Aldo, nel personaggio di “Nico”, ripete la parola “Patagarri” in modo incomprensibile, creando un effetto comico.

Prima di approdare in tv, la gavetta nei mercati rionali milanesi. Poi il grande salto partecipando alla 18ª edizione del talent di Sky Italia, con Achille Lauro come coach, fino alla finale in piazza Plebiscito, a Napoli, e un brano inedito, “Caravan”, incluso nell’album X Factor Mixtape 2024, che è diventato subito un vero e proprio inno di libertà. Nel marzo del 2025, I Patagarri hanno dato il via al loro tour nei club, registrando sold-out a Roma e a Milano. Questo successo è stato accompagnato dall’uscita del singolo “Sogni”, prima, e dall’album d’esordio “L’ultima ruota del caravan”, pubblicato lo scorso maggio. Dentro ci sono dieci storie. Dieci vite ai margini. Dieci volti che, a guardarli bene, raccontano il mondo.

C’è, ad esempio, “Il camionista” che percorre strade infinite, “Willy”, lo spacciatore minorenne che farà disperare i genitori. Il “Diavolo” a cui in troppi hanno stretto la mano e l’incubo dei “Mutui”. Il progetto non è nato in uno studio patinato, ma sotto un vero tendone da circo, nell’atmosfera unica della Birreria Le Baladin a Piozzo. Qui, la band ha registrato dieci tracce che raccontano storie di vite ai margini, con una sincerità che risuona in ogni nota. Il risultato è un suono volutamente disordinato, ma incredibilmente potente, che porta direttamente nelle strade e tra le voci di chi vive lontano dai riflettori.

A rendere questo viaggio musicale così speciale è stato anche l’apporto del produttore Taketo Gohara, il cui talento ha valorizzato ogni sfumatura del suono dei Patagarri. La sua capacità di tradurre l’anima della band in musica ha dato vita a un disco – pubblicato da Warner Music Italia – che, pur nelle sue diverse sfumature, è profondamente coeso. Li intervistiamo durante una pausa del tour, prima che ripartano per la Sicilia, che attraverseranno con tre concerti, per poi tornare verso il nord. La tappa a Roma il 29 luglio, alla Cavea del Parco della Musica.

Dopo questo anno, così intenso, vi divertite ancora come quando avete scelto il nome “Patagarri”?
In generale sì, anche se ci sono momenti più divertenti di altri. Quando suoniamo ancora ci divertiamo tanto, ci diverte che ogni volta il brano esca diverso, siamo jazzisti, improvvisiamo, ci capiamo. E in più c’è la soddisfazione per un pubblico sempre numeroso davanti. Poi, certo, le cose si fanno serie, le incombenze aumentano e andare dal commercialista o dall’avvocato non è altrettanto divertente! Adesso sentiamo anche di avere più responsabilità, prima andavamo per strada a suonare un brano nuovo anche se non era ancora rodato, adesso abbiamo un rispetto diverso per il pubblico.

Come è cambiata la vostra vita? Un anno fa avreste mai immaginato di passare l’estate in tour per l’Italia?
Quello che è successo è stata un’esplosione, una sorpresa un po’ per tutti. Il nostro palco era la strada, al massimo avevamo fatto un tour di una settimana e mezza in Liguria, adesso tocchiamo tutte le regioni! Sono soddisfazioni.

Quali sono state le vostre principali influenze musicali quando avete iniziato a fare musica insieme?
Siamo un gruppo e abbiamo delle influenze collettive, ad esempio i Fatima Spar o i Caravan Palace, che non sono molto famosi, ma fanno un genere che ci piace. Siamo tutti studenti di jazz e ognuno porta poi nel gruppo le cose ama di più e che vanno dal soul alla trap, fino alla musica brasiliana. Lo sforzo è cercare di uniformare sempre di più e sempre meglio questi suoni, per uno stile che ci rappresenti veramente.

Chi sono i protagonisti delle storie del vostro album?
Sono tutte storie inventate ma hanno dei personaggi verosimili. Milano è una città piena di spunti e di storie più o meno belle. C’è un grande divario, come in tutte le grandi città, tra ricchi e poveri, trovi il lusso sfrenato e, a pochi metri di distanza, i senza tetto. È Francesco (Parazzoli, il frontman, ndr) che scrive i testi, quello sempre in cerca di ispirazione dalle cose che vede.

Perché un brano sui mutui?
(ridono in coro) Perché è una grande problematica che ci riguarda tutti, tocca noi, le nostre famiglie, i nostri amici. Comprare casa a Milano è difficilissimo, gli stipendi non vanno di pari passo con il caro affitto o i costi di una proprietà. Avere un tetto sotto la testa non è mai scontato. Purtroppo, avere una stanza, anzi un monolocale in cui vivere a Milano è diventato un lusso, un privilegio. Lo percepiamo come un diritto negato.

Possiamo dire che “Diavolo” è una sorta di preghiera laica? («Tu, salvami tu, io non so riconoscerlo»)
Non ce lo aveva mai detto nessuno! Il brano nasce dal fatto che siamo stati catapultati in un mondo nuovo per noi, a tratti lusinghiero, e abbiamo sempre più bisogno di risposte, di certezze, di concretezza, di qualcuno che ci salvi dalle trappole del successo.

Nel brano “Sogni” vi chiedete cosa sognino personaggi come Roberto Saviano o i terroristi… Voi cosa sognate?
Gli stadi! Beh, intanto di continuare questo sogno, per noi già è tanto poter suonare a Umbria jazz, o comunque in tutta Italia. Ci auguriamo che il progetto si ampli, di poter viaggiare e portare la nostra musica in mondi esotici. Ma anche di stare bene e volerci bene sempre.

Come vedete l’attuale scena musicale italiana? Cosa vi piace e cosa meno?
C’è tantissima musica di qualità che rimane spesso sotto il trappeto. Quindi non ci piace che abbiano tanto successo alcune cose che non sono di grande qualità ma rispondono alle mode del momento, che hanno più un effetto narcotizzante che una motivazione artistica, e che le radio passino brani frutto di schemi e produzioni strutturate.

Dopo il tour che succede?
Ci prendiamo due settimane di vacanze e poi torniamo a lavorare insieme per scrivere e arrangiare nuovi pezzi per il prossimo album. Abbiamo tante idee per il prossimo tour, se andare all’estero, fare le piazze, i palazzetti o i teatri, insomma, stiamo vagliando tutte le proposte. Vogliamo crescere ma restare Patagarri.

15 luglio 2025