Per la prima volta a Roma la Crocifissione Bianca di Chagall

L’opera esposta a Palazzo Cipolla fino al 27 gennaio, nell’ambito della rassegna “Giubileo è cultura”. Fisichella: «Provoca un impatto emotivo molto forte». L’inaugurazione della mostra coincide con l’apertura del Museo del Corso – Polo museale

Sembra nata dalle pennellate di un artista contemporaneo ispirato dalle immagini devastanti della guerra che vediamo ogni giorno in televisione e da quelle dei barconi carichi di immigrati che solcano il Mediterraneo. Eppure, la “White Crucifixion” (Crocifissione Bianca) di Marc Chagall ha 86 anni e a guardarla si può constatare amaramente quanto poco la storia abbia insegnato. Il dipinto, un olio su tela alto 155 centimetri e largo 140, conservato al The Art Institute of Chicago, è in mostra per la prima volta a Roma nel Palazzo Cipolla, in via del Corso. Voluto nell’ambito della rassegna “Giubileo è cultura” dal dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo, dipinto nel 1938, all’indomani della Notte dei Cristalli, sarà visitabile a ingresso libero e gratuito da domani, 27 novembre, al 27 gennaio 2025, tutti i giorni dalle 10 alle 20.

L’inaugurazione della mostra coincide con l’apertura al pubblico del Museo del Corso-Polo museale, un nuovo spazio culturale che unisce Palazzo Cipolla con il Palazzo Sciarra Colonna, posti uno di fronte all’altro, a due passi da piazza Venezia. Il quadro di Chagall, pittore russo di origine ebraica, non è stato volutamente «esposto in una chiesa per permettere anche a chi ha remore a entrare in una chiesa cattolica di ammirare l’opera», ha affermato nel corso della conferenza stampa di presentazione l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero. Il presule ha raccontato il percorso che ha portato alla realizzazione della mostra che inaugura il polo museale, «ulteriore ricchezza che si aggiunge alla ricchezza artistica che Roma già possiede».

Come il “Guernica” di Picasso, la “Crocifissione Bianca” è un’opera che provoca «un impatto emotivamente molto forte da far accapponare la pelle», ha affermato Fisichella. È il dipinto preferito da Papa Francesco, come da lui stesso ammesso in varie occasioni, ed è una potente denuncia contro l’intolleranza e la violenza. Al centro è raffigurato Gesù morto in croce con un drappo sul capo, ​indossato da ogni ebreo, specialmente durante la preghiera, con ​alla vita il tallit, tradizionale scialle di preghiera ebraico. Sulla croce la scritta Inri in ebraico. Chagall raffigura Gesù come l’uomo che riassume​ un intero popolo e tutti ​i perseguitati, i crocifissi del mondo. ​Sotto la croce​ una menorah, ​l’antico candelabro ebreo con sette braccia. ​Chagall ha dipinto sei candele, una delle quali è spenta «come se in qualche modo la violenza del mondo soffocasse tutto», ha spiegato don Alessio Geretti, esperto d’arte.​ Attorno alla menorah vi è lo stesso fascio di luce dipinto attorno al capo di Gesù, «come a indicare che è lui la settima luce». A sinistra del crocifisso un pogrom ha colpito un villaggio, quasi certamente Vitebsk dove il 7 luglio 1887​ nacque Chagall nelle stesse ore in cui il villaggio veniva devastato. Poco sotto un barcone carico di immigrati che tentano la fuga.

Il colore predominante, come si comprende dal titolo dell’opera, è il bianco, a eccezione delle fiamme che distruggono case e una sinagoga, e ​dell’abito degli esuli erranti: verde, azzurro, blu scuro. Tra questi uno fugge con una sola scarpa stringendo tra le braccia la Torah. Sopra la croce un rabbino, una donna e due uomini, le “lamentazioni”, piangono l’uccisione dell’innocente. «L’opera è una meravigliosa prova di speranza», le parole di don Alessio. Per il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, è un’opera che «tocca il cuore e dalla quale si evince anche la volontà di un dialogo ecumenico».

Durante la mattinata, moderata dalla giornalista Paola Saluzzi, il presidente di Fondazione Roma Franco Parasassi ha spiegato che Palazzo Cipolla ospiterà «opere temporanee a servizio di un progetto sociale». Palazzo Sciarra, invece, aperto il sabato e la domenica con visite guidate gratuite su prenotazione, svelerà opere di artisti che hanno segnato la storia della Capitale dal quindicesimo secolo ai giorni nostri, insieme con le inedite carte dell’archivio storico della Fondazione Roma, i documenti storici del Sacro Monte della Pietà e della Cassa di Risparmio di Roma.

26 novembre 2024