Periferie, Reina: «Serve un nuovo approccio culturale»

L’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta della Camera dei deputati, alla presenza del direttore di Caritas Roma Trincia. Proposte su povertà abitativa ed educativa, sicurezza e integrazione sociale «dal punto di vista della povera gente»

Decine di proposte concrete per migliorare la vivibilità e la condizione sociale delle periferie. Partendo «dal punto di vista della povera gente, quello più vicino a promuovere l’interesse generale e il bene comune e in grado di favorire ponti, alleanze, collaborazioni tra le tante sensibilità presenti nella nostra città». Sono quelle presentate nella mattina di oggi, martedì 8 aprile, dal cardinale vicario Baldassare Reina alla Camera dei Deputati in occasione dell’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. Un intervento di circa 40 minuti a tutto campo, seguito dalle risposte ad alcune domande dei commissari.

Nella sede di Palazzo San Macuto – alla presenza del direttore della Caritas diocesana, Giustino Trincia – Reina ha sottolineato che la Chiesa di Roma si fa interprete di un «diffuso grido di dolore che proviene dalla città» anche di fronte al fatto che «il più delle volte la voce delle città e delle loro periferie resta confinata nel cono d’ombra dell’emergenza o dei fatti estremi di cronaca». Il contributo proposto dal cardinale è «il frutto di un percorso che noi chiamiamo sinodale, in quanto caratterizzato dall’apporto di molti», dalle visite pastorali a diverse parrocchie al confronto con sacerdoti impegnati nelle periferie ai dati e alle esperienze provenienti dalla Caritas diocesana con i suoi Rapporti annuali sulla povertà. Proprio dall’ultimo di questi Rapporti, ha ricordato il porporato, emergono «una proliferazione delle disuguaglianze» e «la presenza di più città nella città» che tra loro non si conoscono, quella reale e quella “da copertina”, quella con i servizi e quella in attesa, quella visibile e quella che non viene percepita, solo per citare alcuni volti di queste realtà così distanti.

Davanti alla Commissione attiva da due anni e presieduta dal deputato Alessandro Battilocchio – che ha ringraziato le parrocchie per l’impegno nelle aree periferiche -, Reina ha individuato tre grandi aree di intervento lanciando proposte precise con un «approccio integrato». Innanzitutto la povertà abitativa, fatta di storie concrete di famiglie in difficoltà, ben 114.000 a Roma: un tema che «la Chiesa di Roma ha posto tra le proprie priorità di animazione pastorale, con l’impegno a rafforzare, proprio nell’anno del Giubileo della Speranza, la testimonianza della carità operante delle nostre comunità ecclesiali e religiose ad ogni livello».

Fra le proposte in questo ambito: una moratoria nell’anno giubilare riferita agli sfratti per morosità incolpevole; il rifinanziamento a livello nazionale del Fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione e del Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli; l’introduzione di misure per regolamentare prima e scoraggiare poi gli affitti brevi e per incentivare quelli di durata regolare; la richiesta di assicurare il pieno utilizzo degli alloggi di edilizia popolare pubblica e di salvaguardare la legalità prevenendo e contrastando le occupazioni abusive di immobili promosse con finalità chiaramente illegali, di disincentivare le speculazioni e di stabilire modalità di sgombero con ricoveri alternativi per famiglie indigenti; ancora, l’impegno a sostenere adeguatamente la diffusione e l’integrazione delle forme di housing pubblico, sociale e privato; infine, rafforzare la rete di strutture destinate alla prima accoglienza per persone senza fissa dimora o in gravi condizioni di precarietà abitativa.

Molte le proposte presentate dal cardinale anche nell’altra grande area della povertà culturale ed educativa, «strettamente collegata al diffondersi delle dipendenze, su tutte quella dalle droghe, e di alcune gravi patologie sociali ed economiche, come quelle del sovraindebitamento». Reina chiede di «lasciare le scuole aperte il pomeriggio ed eventualmente anche nelle ore serali», coinvolgendo le associazioni del territorio; di investire sulla sicurezza e la manutenzione degli edifici scolastici riqualificando gli impianti sportivi; di rafforzare gli aiuti economici per il diritto allo studio per le famiglie e le persone in difficoltà.

Terzo ambito al centro dell’intervento di Reina, la questione della sicurezza, dell’accoglienza e della integrazione sociale, «tutte parti di un unico progetto integrato di vivibilità della città». «Sale forte dalla città la richiesta di fare qualcosa per superare il senso di paura, di ansia, di preoccupazione di abitanti limitati nelle relazioni e nella possibilità di vivere la semplice quotidianità del quartiere, dal fare esperienza di una progressiva e quotidiana appropriazione del territorio da parte delle organizzazioni criminali. In alcuni casi – ha sottolineato il cardinale – le stesse caratteristiche urbanistiche e infrastrutturali dei grandi complessi di insediamento dell’edilizia popolare, sembrano rendere le piazze dello spaccio dei veri e propri fortini inespugnabili».

Da Reina una preoccupazione. «Cresce la tentazione di prendersela con i più poveri della città, con i migranti. È una contrapposizione senza senso, del tutto ideologica, quella tra la giusta domanda di maggiore sicurezza e di maggiore presenza attiva delle forze dell’ordine al dovere della solidarietà nei confronti dei più poveri e dell’accoglienza dei migranti, dei “diversi” da noi».

Per il cardinale, se è giusto rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nei quartieri più esposti alla criminalità, «è necessario investire in politiche abitative adeguate, in servizi di supporto sociale e in percorsi di inclusione lavorativa» ed «è fondamentale un nuovo approccio culturale che superi la retorica dell’emergenza». Con percorsi di educazione alla legalità, di educazione finanziaria e di prevenzione delle dipendenze; un potenziamento della rete pubblica di illuminazione, della raccolta dei rifiuti e di quello degli impianti sportivi; luoghi di aggregazione e di socializzazione; adeguati servizi socio-assistenziali e di carattere sanitario sul territorio, a partire dall’assistenza domiciliare soprattutto per persone anziane o sole non autosufficienti.

Reina assicura l’impegno della Chiesa di Roma che «si offre come “spazio” di incontro e di confronto tra quanti sono desiderosi del bene delle città, delle sue comunità locali», a cominciare dalla disponibilità delle parrocchie. «Desideriamo mettere a disposizione anche ambienti, locali per consentire ad associazioni e realtà del territorio circostante che ne sono sprovvisti, di potersi incontrare». Ma non mancherà l’azione di stimolo e di pungolo verso le istituzioni «per sollecitare l’esercizio di quelle indeclinabili responsabilità d’intervento e di gestione dei problemi che appartengono alle istituzioni pubbliche».

8 aprile 2025