“Pier Giorgio Frassati” raccontato nel film del gruppo Adoray

La pellicola presentata alla Santa Croce. La nipote Gawrońska: imparò e insegnò la carità «fin da subito». La testimonianza del sacerdote miracolato: «Dono della Chiesa per mostrare quanto tra i giovani la luce di Cristo può brillare ancora oggi»

Quando aveva soltanto 5 anni, Pier Giorgio Frassati, vedendo un bambino indigente che era entrato in casa sua senza scarpe, «si tolse istintivamente le sue e gliele diede» perché imparò e insegnò la carità «fin da subito». A riferire questo ricordo legato all’infanzia del giovane santo – canonizzato lo scorso 7 settembre da Papa Leone XIV – è stata ieri pomeriggio, 19 gennaio, la nipote Wanda Gawrońska, in occasione dell’anteprima del film “Pier Giorgio Frassati”, che ha avuto luogo alla Pontificia Università della Santa Croce, a due passi da piazza Navona. Introducendo l’opera realizzata e prodotta dal gruppo giovanile svizzero “Adoray”, di cui il santo torinese è il patrono, il rettore dell’ateneo don Fernando Puig nel suo saluto ha definito Frassati «una “bomba” di santità in anticipo alla santità dei laici» e una figura che «auspico abbia molto seguito», perché esempio di chi, agendo nel mondo e «sporcandosi le mani, non si è sporcato ma ha invece portato la pulizia e la luce di Cristo. Così possiamo dire della missione dei laici – ha aggiunto -: portare la santità in mezzo al mondo, trasformandolo dall’interno».

Il film, della durata di 45 minuti, mostra proprio la semplicità con cui Frassati ha vissuto quella missione d’amore che lo ha portato a incontrare ogni giorno i più poveri nella Torino del primo ‘900, quelli che lui definiva i suoi amici. Fu proprio in questo modo che contrasse la poliomielite che lo portò in breve tempo alla morte a soli 24 anni, il 4 luglio del 1925. Nella pellicola, la voce narrante è idealmente quella della sorella Luciana, sulle cui testimonianze relative al fratello santo è basata la sceneggiatura; le sue parole lo descrivono «buono e pervaso da un entusiasmo gioioso nell’incontrare chi amava».

A dare il volto a Frassati è stato il seminarista di Basilea Nicolas Koch, che ha spiegato come «l’idea di questo film è nata poco più di un anno fa per celebrare i 20 anni del gruppo di preghiera “Adoray”». Nell’anno del Giubileo e della canonizzazione, «ci è sembrato il momento più giusto per farlo, per avvicinarci di più alla sua figura e alla sua vita – ha continuato -: adesso non è più soltanto il nostro patrono ma un amico e un vero punto di riferimento e così speriamo possa arrivare a molti». Come molti furono quelli toccati dall’esempio di carità di Frassati, tanto che «al suo funerale tutta Torino era presente e, dalle foto che abbiamo di quel giorno, la città era bloccata da tanta partecipazione: nemmeno i tram potevano correre», ha ricordato la nipote Wanda nel momento di dibattito che ha seguito il film e che è stato moderato da don Sergio Tapia Velasco, rettore del Collegio ecclesiastico internazionale “Sedes Sapientiæ”.

A portare la sua testimonianza, anche don Juan Manuel Gutiérrez, il sacerdote argentino miracolato per intercessione di Frassati, il cui caso ha portato alla canonizzazione del santo. «Nel 2017, quando ero un giovane seminarista, giocando a basket mi ruppi il tendine di Achille – ha raccontato -. Per una diagnosi errata lo trattammo per due settimane in modo sbagliato, danneggiandolo definitivamente». Così, dopo il parere dei medici, don Gutiérrez decise di «pregare una novena inizialmente a tutti i santi, visto che iniziai il 1° novembre – sono ancora le sue parole – ma poi come un sospiro nel cuore mi suggerì il nome di Pier Giorgio Frassati e così invocai lui, inventando io stesso una semplice preghiera di richiesta di intercessione».

Il quinto giorno, mentre pregava inginocchiato nella cappella, il sacerdote messicano sentì «un forte calore ai piedi, come se qualcosa dietro di me bruciasse», e il sesto giorno, al controllo medico fissato con il chirurgo per una possibile operazione, «il dottore apparve perplesso perché non ritrovava nel mio corpo il “buco” della frattura che la risonanza segnalava». Da qui, il riconoscimento del miracolo che ha avviato poi il processo di canonizzazione di Frassati, il giovane santo che per don Juan Manuel «la Chiesa ci ha donato per dire e mostrare quanto tra i giovani la luce di Cristo può brillare anche oggi».

20 gennaio 2026