Povertà, le Regioni: «Per contrastarla dateci i soldi della social card»

La proposta anticipata al ministro del Lavoro. La coordinatrice per il sociale Lorena Rambaudi: «Un miliardo e mezzo per il Sia non c’è, inutile chiederlo. Usiamo i fondi della carta tradizionale per progetti di contrasto regionali»

Usare i fondi previsti per la carta acquisti tradizionale (la “social card” avviata nel 2008) – nella legge di stabilità all’esame del Parlamento vengono stanziati per questo 250 milioni di euro – per progetti di contrasto alla povertà all’interno della programmazione regionale. È la proposta che le Regioni hanno avanzato al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti e ai sottosegretari competenti in vista del passaggio parlamentare della legge di bilancio presentata dal governo Renzi. «Sì, chiediamo un confronto su quei fondi – dice Lorena Rambaudi, coordinatrice per il sociale della Conferenza delle Regioni – perché è possibile utilizzare meglio le risorse disponibili».

«È inutile fare voli pindarici e chiedere un miliardo e mezzo che è la cifra minima per attuare la prima fase del Sia (Sostegno per l’inclusione attiva): quei soldi non ci sono e ne prendiamo atto», dice riferendosi al piano contro la povertà che dovrebbe nascere anche sulla scia della fase sperimentale della nuova social card. «Sui soldi che ci sono però, chiediamo che Stato, Regioni e autonomie locali si confrontino sul come utilizzarli». La social card tradizionale, quella avviata sotto il governo Berlusconi dai ministri Sacconi e Tremonti, che dà 40 euro al mese alle famiglie in condizione di povertà che abbiamo al loro interno un bambino fino ai 3 anni o un ultra 65enne, «non ci è mai piaciuta: riteniamo sia una misura troppo assistenzialistica, di basso profilo, e che con quei soldi si possa fare molto meglio». Da qui la proposta di usarli per «progetti di contrasto alla povertà nella programmazione regionale».

Al momento per la social card ordinaria è previsto uno stanziamento di 250 milioni di euro, la stessa cifra prevista lo scorso anno. In verità, per il 2015 la lotta alla povertà assoluta potrà contare anche su altri 250 milioni circa, quelli che saranno utilizzati per il rafforzamento della sperimentazione della “nuova social card”, già partita in 11 grandi città e che sarà ora estesa a tutto il sud Italia. Si tratta di 80 milioni stanziati dalla legge di stabilità di un anno, di 167 milioni di euro ricavati a suo tempo dalla riprogrammazione di fondi strutturali dell’Unione europea e di 11 milioni previsti per la sperimentazione a Roma, ultima grande città a partire. Ma Rambaudi è scettica sull’esperienza delle sperimentazioni, soprattutto perché troppo spesso finiscono in un buco nell’acqua: «Il problema della sperimentazione è che richiama sempre alla precarietà, è troppo spesso un modo per fare qualcosa che poi si chiude perché non ci sono più fondi, sia che funzioni sia che non funzioni. Basta – afferma -. Proviamo a vedere quello che c’è in cassa, a metterlo in modo continuativo a disposizione e a far crescere i sistemi».

5 novembre 2014