Preghiera e vita comunitaria, antidoto all’individualismo

"Oranti e comunicanti" il tema del sesto incontro del ciclo di catechesi sulla "Gaudete et exsultate". Le riflessioni di De Donatis e Faraghini e la figura di Charles de Foucauld

Preghiera e vita comunitaria sono «le due dimensioni della vita cristiana da utilizzare come antidoto rispetto alla tendenza pervasiva all’individualismo propria della realtà culturale di oggi, che deforma l’opera di santificazione dello Spirito». Così il cardinale Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha introdotto ieri sera, 11 marzo, il tema “Oranti e comunicanti” che ha orientato il sesto incontro del ciclo di catechesi sull’esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exsultate”, dedicata alla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.

«L’affermazione esclusiva di sé – ha detto il porporato in una basilica di San Giovanni in Laterano gremita di laici e consacrati – mette ai margini la relazione con gli altri» e «certi percorsi tutti interiori, che escludono l’esperienza di fraternità», si rivelano essere «proposte molto alienanti che, in nome di un po’ di relax, sganciano dalla realtà e non permettono di incontrare Dio». Quello verso la santità è, dunque, «un cammino da fare dentro un’esperienza di comunità, mai individualmente», guardando anche ai tanti brani del Vangelo nei quali «Gesù si rivela non al singolo ma alla comunità, seppure piccola come quella dei due discepoli di Emmaus», perché «l’esperienza del Risorto ha sempre bisogno della condivisione con i fratelli e non è mai solitaria».

Ancora, De Donatis ha ribadito l’importanza di «mantenere uno stile comunitario in cui si narra e si
condivide la fede» poiché «da soli perdiamo la chiarezza interiore ma dalla dispersione ci salva proprio la dimensione comunitaria della vita cristiana che è stata propria di tanti santi e che si alimenta di piccoli gesti quotidiani». C’è poi un altro importante tipo di relazione: «Quella con il “tu” di Dio, da coltivare nella preghiera – ha esortato il cardinale -, e che ci riporta alla misura di noi stessi, ricordandoci che non siamo tutto: davanti allo sguardo del Padre e al volto del Risorto, la nostra frammentarietà può finalmente essere riunificata». Inoltre, «soltanto alimentandoci al suo fuoco d’amore, entrando attraverso la ferita del costato nel cuore misericordioso di Gesù, potremo poi testimoniarlo agli altri», perciò particolarmente propizio «è il tempo di Quaresima, con il fare memoria della Via Crucis che ci mette in forte relazione con il Padre».

Sperimentò in modo autentico tanto «la dimensione comunitaria, quale monaco trappista», quanto quella della preghiera, «coltivata nel silenzio e nella solitudine dei tre anni trascorsi a Nazareth, fondamentali nel suo itinerario di fede», il beato Charles de Foucauld la cui figura è stata presentata da don Gabriele Faraghini, piccolo fratello di Jesus Caritas – famiglia spirituale ispirata proprio all’evangelizzatore dei nomadi Tuareg del deserto del Sahara – e rettore del Seminario Romano Maggiore. «Charles de Foucauld era innamorato tanto di Dio quanto dell’uomo – ha detto il sacerdote – e scelse gli ultimi e i più piccoli per il suo annuncio perché, diceva, tutti siamo figli dello stesso Padre».

Il prossimo appuntamento è in programma per il 15 aprile, sempre alle 19, sul tema “Combattere secondo le regole. Condividere la lotta di Cristo”, con la figura di san Pio da Pietrelcina a fare da guida.

12 marzo 2019