Promuovere la cultura della vita

Il 5 febbraio la Giornata nazionale. La celebrazione con il vescovo Gervasi a San Bonaventura e il pranzo con le famiglie della prefettura. L’impegno del Movimento per la vita e dei 7 Cav romani, con banchetti in oltre 70 parrocchie. Il messaggio di speranza delle primule

Festa per la vita e per la famiglia, domenica 5 febbraio, a Torre Spaccata. A organizzarla, la parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio, insieme all’Ufficio per la pastorale familiare della diocesi di Roma, in occasione della 45ª Giornata nazionale per la vita, sul tema “La morte non è mai una soluzione. Dio ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte (Sap 1, 14)”. Si inizia con la Messa delle 10 presieduta dal vescovo ausiliare Dario Gervasi, delegato per la cura delle età e della vita, il quale benedirà le donne incinte, incontrerà la consulta delle famiglie della XVI prefettura, quindi pranzerà con le famiglie. La liturgia sarà concelebrata dal direttore dell’Ufficio diocesano don Dario Criscuoli e dal parroco don Stefano Cascio.

«Dobbiamo promuovere quanto più possibile la cultura della vita – afferma il presule -. Come rimarca la Cei, bisogna seriamente far capire il male che produce la cultura abortista quando l’aborto è visto come la soluzione di un problema. Non lo è, è un ripiego. La legge italiana lo consente ma noi non potremo mai avallarlo perché è un omicidio. Promuovere la cultura della vita può anche aiutare il nostro Paese che vive un inverno demografico». Per informare e sensibilizzare, in altre 70 parrocchie di Roma, dal centro alla periferia, il Movimento per la vita romano, presieduto da Antonio Ventura, allestirà dei banchetti. Oltre al messaggio dei vescovi e a vari gadget, saranno distribuite migliaia di primule accompagnate dalle parole “Ogni nuova vita annuncia una nuova primavera”. «È un messaggio di speranza – spiega Ventura -. Finalmente, dopo la pandemia, i banchetti tornano in gran numero davanti alle parrocchie. Con il Covid, la crisi economica, le preoccupazioni per la guerra, le richieste di aiuto sono sempre più drammatiche. Una situazione che si è aggravata con la pandemia perché è cresciuto il senso di solitudine. Per questo è fondamentale creare momenti di socializzazione e di incontro».

Gli operatori dei sette Cav (Centro aiuto alla vita) di Roma e del Segretariato sociale per la vita nel 2022 hanno incontrato «420 mamme che avevano bisogno di parlare e di conforto – riferisce Maria Luisa Di Ubaldo, coordinatrice dei Cav di Roma -. Mamme che vivono la loro gravidanza con molta difficoltà in una società dove imperversa una cultura di morte, come dicono i vescovi nel loro messaggio. I Cav sono la risposta a questa cultura perché urge il bisogno di infondere speranza. A breve – informa – partiranno corsi di formazione per chi desidera diventare operatore Cav o aprirne uno. Oggi è ancora più importante testimoniare il Vangelo della vita».

1° febbraio 2023