Quando le parole dei detenuti diventano poesia
Presentato il libro “Prima Morte”, frutto dei laboratori portati nella carceri da Asia Vaudo e Allegra Franciosi, di Free from chains. La testimonianza di Maurice Bignami, ex Prima Linea
Nel pomeriggio di sabato 14 giugno si è svolta nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice la presentazione di Prima Morte, un libro che raccoglie l’esperienza di Asia Vaudo e Allegra Franciosi, giovani poetesse e docenti di Free from chains, progetto ideato per portare nelle carceri i laboratori di composizione creativa. Il volume raccoglie le parole dei detenuti degli istituti penitenziari di Rebibbia, Regina Coeli, Poggioreale. Ci sono parti in prosa, scritte da Asia e Allegra, e altre in versi, opera di chi sta scontando la propria condanna.
«L’idea di questo libro nasce dalla volontà di racchiudere in un volume tutti i momenti più belli e intensi che abbiamo vissuto nei luoghi di detenzione da più di tre anni», spiega Asia, che ha 26 anni ed è originaria di Cassino. «L’opera è quindi il mosaico di una realtà carceraria che vogliamo portare fuori da quelle sbarre. Abbiamo incontrato persone che hanno una fame di mondo, una volontà di crescita, anche nella poesia. Al di là del reato commesso, si percepiva in ognuno uno slancio verso l’altro e l’altrove, un germoglio di bene che poi è uscito a fiorire attraverso la parola poetica».
Il libro, edito da Ignazio Pappalardo e con la prefazione del poeta Davide Rondoni, è arricchito anche dallo scritto di un testimone importante della vita in prigione, Maurice Bignami, anch’egli presente sabato in sala. Ex comandante del gruppo terroristico Prima Linea e per questo condannato a sette ergastoli, oggi Bignami ha settantaquattro anni. Ha parlato della sua esperienza di detenzione. Lunghi giorni che ringrazia di avere vissuto, senza i quali, dice, non avrebbe incontrato la letteratura e la fede. «Avevo bisogno di fare certe riflessioni e so che è strano sentirlo dire, ma io ero contento di essere finito in galera. Era la fine di un incubo».
Bignami evidenzia un episodio su tutti, l’incontro con una persona per lui fondamentale: «Un giorno sentii bussare alla mia cella. Era il cappellano del carcere dove mi trovavo, a Torino, padre Cipolla. Un francescano. Era la prima volta nella mia vita che parlavo con un prete. Mi chiese se volessi leggere qualcosa, e il giorno seguente mi diede I promessi sposi di Manzoni. Da allora valse la pena tutto, ogni giorno di carcere. Fu dirompente, un passaggio fondamentale della mia vita perché scoprii che qualcosa di diverso era possibile. Mi fu offerta una chiave di lettura dell’esistenza, qualcosa che mi consentisse di dare un senso alle cose che non fosse la violenza. In questo libro di Asia e Allegra io rivedo questo, perché la poesia è approfondimento interiore».
Parlando dell’incontro di ciascuno con la poesia, «a scuola o nell’intimità della propria casa», nel quale il contesto favorisce nella disposizione all’ascolto e alla composizione, Bignami evidenzia che «in certe situazioni terribili e dolorose, come la trincea o il carcere, la bellezza della poesia esce con più forza e ci salva dall’abbrutimento e dalla cattiveria. Io posso testimoniare che i laboratori di scrittura sono iniziative preziosissime e possono cambiare il detenuto, che può ragionare e smettere ogni sentimento di rabbia o desiderio di evasione dalla cella. È un percorso verso il perdono, ma a partire da te stesso».
Il titolo Prima Morte ha un sottotitolo che si rifà a san Francesco: “Il cantico delle creature in carcere”, e non casualmente. Oltre a essere il 2025 l’ottavo centenario della lauda più famosa del Poverello di Assisi, questi è stato tra i poeti portati all’attenzione e alla sensibilità dei detenuti. È del resto in una cella che cambiò anche la vita di Francesco. Racconta ancora Asia: «Spesso io e Allegra sceglievamo delle composizioni di grandi autori, per esempio Ungaretti, Saba, e appunto san Francesco, e chiedevamo alle persone di rispondere, dialogare con quei versi attraverso un lavoro personale. Il risultato è stato commovente. Io avevo cominciato la mia attività con Free from chains come una vocazione, e oggi posso dire che mi ha restituito qualcosa di importante. Insegno, ma io per prima ricevo qualcosa. Non è un monologo ma un dialogo di cui mi nutro anche io fortemente».
Tra i versi raccolti e letti durante la presentazione dalle autrici, quelli di Bruno, che nella solitudine delle alte mura di Poggioreale ha offerto il suo significato della speranza: «Ho visto la galera / come un mondo diverso dalla libertà. / Devo aspettare ancora a lungo / prima di intravedere una piccola speranza. /Quando arriverà, forse, con il chiaro della Luna, / una stella mi porterà fuori di questa cella».
16 giugno 2025

