Quattro suore di Madre Teresa a Tor Bella Monaca

Gennaio 1990: il racconto su Roma Sette dell’arrivo delle religiose accanto ai poveri del quartiere. Il parroco: un segno di speranza

La ricerca dei “più poveri tra i poveri» le ha portate a Tor Bella Monaca. Da ieri, giorno dell’Epifania, quattro suore di Madre Teresa di Calcutta si sono stabilite nel periferico quartiere oltre il raccordo anulare, per portare il loro sorriso e la loro disarmante mitezza tra i mille problemi della zona. Per ora vivono in un prefabbricato «prestato» dall’Italstat, la stessa che qualche anno fa ha costruito l’avveniristica «cattedrale» di S. Maria Madre del Redentore, che si erge tra i vialoni desolati e i casermoni di cemento armato. Si tratta di due moduli abitativi del tipo di quelli che la Protezione civile a suo tempo inviò in Armenia in soccorso alla popolazione terremotata.

È una sistemazione provvisoria, in attesa di qualcosa di meglio. Ma le quattro suorine si accontentano di poco, e, fra l’altro, la maggior parte del loro tempo lo trascorreranno fuori, in giro per le case, per le strade, tra la gente e le sue difficoltà nel «quartiere ghetto» tra la via Casilina e la Prenestina. Ieri il Vescovo ausiliare del settore Est, mons. Giuseppe Mani, ha celebrato la S. Messa, poi la gente ha voluto festeggiare le quattro ragazze con il “sari” indiano bianco bordato di azzurro. «Il loro carisma è appunto la carità verso i più poveri tra i poveri – spiega don Mario Pecchielan, parroco di S. Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca – e qui di povertà ce n’è tanta, specialmente quella che chiamano ‘nuova povertà’».

Don Pecchielan si riferisce ai tossicodipendenti, ai nomadi, agli immigrati, alle tante famiglie con gravi difficoltà. Una concentrazione di problemi dovuta a numerosissimi fattori, tra cui l’arrivo forzato di nuclei familiari indigenti a causa degli sfratti, e un’edilizia priva di barriere architettoniche che però ha finito per concentrare qui, ghettizzandoli, i portatori di handicap. A tutto ciò si è aggiunta una mancanza cronica di servizi essenziali e di strutture sociali.

«L’arrivo delle suore di Madre Teresa di Calcutta – continua Don Pecchielan – è un grande dono per Tor Bella Monaca: loro riescono dove non riesce nessuno, entrano in tutte le case con la loro semplicità disarmante, con il loro sorriso e il loro amore. è un segno di speranza. Andranno nelle famiglie più povere a dare un aiuto spirituale e materiale, a dare conforto, a tirare dalla disperazione chi è nella solitudine più totale». Tor Bella Monaca già da qualche anno, praticamente con la nascita della parrocchia di S. Maria Madre del Redentore, aveva visto l’opera delle suore di Madre Teresa. «Ma era una presenza salutaria, – spiega ancora il parroco – perché venivano qui dalla casa del noviziato che hanno al Casilino, e presi i voti, venivano inviate per il mondo e cambiavano di anno in anno». Ora tra i prati spelacchiati e sporchi e i casermoni dell’edilizia popolare c’è un altro punto di riferimento per la gente del quartiere, oltre alla parrocchia. Quel prefabbricato in via dell’Archeologia dove da ieri vivono quattro suorine non svetta in alto come la guglia di cemento della chiesa, ma è un segno di speranza altrettanto grande. (di L. L.)

7 gennaio 1990