Reina ai feriti di via Gordiani: «Avete salvato tante persone. Sentitevi circondati da preghiere e affetto»

Il vicario del Papa ha fatto visita all’agente di polizia D’Onofrio e al viceispettore Neri, rimasti coinvolti nell’esplosione del 4 luglio. «Dove ci trovavamo non è rimasto più niente. Non c’è una spiegazione logica di come siamo rimasi in vita»

Sono ricoverati nella stessa stanza al Policlinico Umberto I. Uno a fianco all’altro. Come al momento dell’esplosione in via dei Gordiani, lo scorso 4 luglio. Ancora non riescono a spiegarsi come siano riusciti a sopravvivere. «Qualcuno da lassù ci ha protetto», dicono al cardinale vicario l’agente di polizia Francesco D’Onofrio e il viceispettore Marco Neri, anche lui della polizia di Stato, rimasti feriti mentre stavano cercando di far evacuare la zona. Il porporato, stamattina, 6 luglio, è andato a trovarli portandogli «il saluto, l’abbraccio e la gratitudine di Papa Leone XIV e di tutta la diocesi di Roma per quello che avete fatto con grande generosità». Queste le sue parole nei primi secondi dell’incontro, che ha visto momenti di commozione, preghiera, e anche qualche risata.

Reina è arrivato nell’ospedale intorno alle 13, accompagnato dal questore della Capitale Roberto Masucci. Tra gli altri, presente anche monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la Pastorale della salute e coordinatore dell’ambito della Cura delle età e della vita, e il cappellano del Policlinico don Marco Simbola. «Come state?», ha chiesto subito il cardinale. «I dolori si sono attenuati anche con l’aiuto della morfina – hanno risposto D’Onofrio e Neri -. C’è da attendere, ci vuole tanta pazienza». I due hanno riportato ustioni sulle braccia e sulla schiena.

Il questore ha spiegato che quando sono arrivati sul posto era già scoppiato il primo incendio causato dalla fuga di gas. Hanno quindi fatto evacuare più velocemente possibile chi era presente, ma due persone, un po’ più testarde, hanno tardato ad allontanarsi. Gli agenti sono quindi rientrati nell’area per portarli in salvo. In quel momento si è verificata la seconda esplosione. «Non è rimasto più niente dove ci trovavamo – hanno raccontato -. Non c’è una spiegazione logica di come siamo rimasti in vita. Abbiamo visto la pelle che si incendiava, le radio e i cinturoni sciogliersi. Cadevano detriti come proiettili. Un pezzo di cemento ci è passato a fianco e ha ribaltato una macchina. Non si vedeva nulla, era come camminare nel buio più totale. Eppure – hanno aggiunto -, abbiamo preso la strada giusta. È come se qualcuno, forse santa Barbara e san Michele Arcangelo, ci avesse protetto creandoci una bolla attorno». L’agente D’Onofrio ha al collo la corona del Rosario di Papa Francesco. «Me l’ha portata in ospedale un mio amico sacerdote quando ha saputo dell’incidente. Me l’ha consegnata dicendomi che gli era stata donata proprio dal pontefice».

Prima di andare via, il cardinale ha recitato insieme a loro un’Ave Maria e un Gloria al Padre. «Ringraziamo il Signore perché tutto è andato bene e preghiamo per voi, per le famiglie coinvolte e per quelle che hanno avuto difficoltà con la casa, perché tutto quello che è successo poteva sfociare in una tragedia, ma i danni ci sono, e siamo qui ad assicurare la nostra vicinanza». Il porporato li ha quindi benedetti e li ha ringraziati ancora per il loro servizio. «Avete salvato tante persone – ha concluso -. Questo vi fa onore e vi farà onore per sempre. Quello che è successo resterà indelebile nella vostra memoria. Sentitevi avvolti da tante preghiere e dall’affetto di tanti cittadini e di tanti cristiani che vi vogliono bene».

6 luglio 2025