Reina ai nuovi diaconi: «Tempi nuovi e difficili richiedono ministri coraggiosi»
La Messa di ordinazione nella basilica lateranense. «L’azione del servo: stare in Dio, totalmente preso da Lui». L’esortazione ad «amare profondamente la Chiesa»
Si scambiano abbracci e sorrisi con i sacerdoti i nuovi dodici diaconi per la diocesi di Roma, mentre ricevono la stola diaconale e la dalmatica. La vestizione è uno dei momenti più gioiosi della mattinata, insieme all’emozione del vicario del Papa per la diocesi di Roma Baldo Reina, che sabato, 19 ottobre, ha presieduto la Messa di ordinazione nella basilica di San Giovanni in Laterano, la prima celebrazione diocesana da quando è stato nominato da Francesco.
Il vescovo si è affidato alle preghiere dei diaconi e si è augurato che il Signore possa servirsi di lui «per rendere questa Chiesa ancora più bella». Una Chiesa che, ha sottolineato Reina, «ha ricevuto un grande regalo», riferendosi agli otto ragazzi del Seminario Maggiore e ai quattro del Redemptoris Mater che sono stati ordinati. «Aprite strade nuove, osate – li ha esortati -. Anche con la pastorale. Osate! Questi tempi nuovi e difficili richiedono ministri coraggiosi, diaconi intraprendenti che anche nel deserto aprono strade che nessuno vede».
Commentando il Vangelo delle Nozze di Cana, Reina ha spiegato chi sono realmente i diaconi e qual è la loro missione nella Chiesa. «Il servo innanzitutto non è colui che obbedisce ma è colui che si lascia coinvolgere dalla cura della Madre – ha sottolineato -. Prima che a servire, è chiamato ad avere compassione, a entrare in sintonia con il cuore di chi osserva per amore». Il servizio, ha aggiunto, «è efficace nella misura in cui non solo si sa cosa fare, ma si capisce perché farlo». Secondo Reina, la prima spinta che anima il servizio diaconale «è quella che va da Dio all’uomo». L’unica azione che deve compiere il servo è quindi quella di «stare in Dio, di sentirsi totalmente preso da Lui e inviato per la missione pensata dal Padre e realizzata per mezzo del Figlio». Solo in questa logica d’amore, ha detto il vicario di Roma rivolgendosi ai diaconi, «si comprendono gli impegni di povertà, castità e obbedienza che oggi assumente solennemente».
Promesse che sono passate nella loro mente e nel loro cuore durante il “Sì lo voglio” pronunciato in piedi. Durante l’imposizione delle mani dell’arcivescovo ricevuta in ginocchio nel silenzio, accompagnato solamente da un sottofondo del coro della diocesi. Durante la preghiera di ordinazione che Reina ha pronunciato a braccia aperte. E durante la consegna del libro dei Vangeli, seguita dall’abbraccio del vicario a ognuno di loro. Ad Andrea Alessi, Yordan Camilo Ramos Medina, Francesco Melone, Hong Hieu Nguyen, Federico Pelosio, Marco Petrolo, Giuseppe Terranova, Enrico Maria Trusiani, Gabriele Di Menno Di Bucchianico, Cody Gerard Merfalen, Matteo Renzi e Simone Troilo.
Guardandoli, Reina ha sottolineato il «bisogno di diaconi che, come Maria, si accorgano del vino che manca, per cogliere ciò che oggi mortifica la vita». Poi, ricordando di come i servi si siano fidati dell’invito di Gesù a riempire d’acqua le giare, ha evidenziato: «È quando abbiamo permesso a Dio di cambiare la nostra vita che qualcosa attorno a noi è cambiato davvero». Citando le parole della seconda Lettera di san Paolo ai Corinzi («Abbiamo questo tesoro in vasi di creta»), la frase scelta dai diaconi per la celebrazione, ha aggiunto: «Il ministero che oggi accogliete non è sinonimo di successo ma porta il marchio del vaso d’argilla. Ma la buona notizia è che questo piccolo e fragile vaso da oggi e per sempre è riempito dell’amore di Dio».
Reina ha invitato i dodici ragazzi a non concentrarsi mai sul vaso. «Pensate solo a ciò che c’è dentro. Tuffatevi in quel contenuto di grazia, l’unico che davvero potrà rendervi felici – sono ancora le sue parole -. E poi lasciatevi sospingere da Dio, non mettete confini alla sua fantasia d’amore. Lasciatevi trasportare da Lui, dove Lui desidera e non dove voi avevate pensato». In conclusione, li ha esortati ad amare profondamente la Chiesa, a servirla con gioia e ad animarla con intelligenza, accompagnati dall’aiuto della Vergine, la quale «dopo aver pronunciato l’eccomi non si è mai scoraggiata, perché ha compreso che Colui che l’ha chiamata era fedele e voleva scrivere pagine di eternità attraverso la sua umile esistenza. Lo stesso vuole fare Dio con ognuno di voi», il suo ultimo augurio. Un lungo applauso ha accompagnato la processione finale sulle note di Iubilate Deo del Coro diocesano.
21 ottobre 2024





