Renzo Arbore: la musica non sarà mai “striminzitic”

Lo showman, su Rai 2 con un nuovo programma, racconta le sue passioni musicali. «La mia vita si è divisa tra jazz e canzone napoletana»

Lo show sarà pure “Striminzitic”, ma la verve di Arbore è sempre, generosamente, quella, e fino al 3 luglio ci farà compagnia in seconda serata su Rai 2, dal lunedì al venerdì, con un programma in onda dal salotto di casa dell’artista foggiano, che spegnerà 83 candeline proprio tra due giorni. Il titolo della trasmissione, neologismo italo-inglese maccheronico, è riferito alla produzione “post-covid” senza assembramenti e nel pieno rispetto delle necessarie misure restrittive in atto al momento della registrazione: due telecamere ad inquadrare lo showman circondato dai suoi originali ninnoli e memorabilia varie, provenienti dai viaggi in giro per il mondo, e il “master of ceremony” Gegè Telesforo, musicista, compositore esperto di rango internazionale di jazz e fusion, con ventennale esperienza di conduzione televisiva, ma soprattutto abile improvvisatore della parola e re indiscusso della tecnica canora jazz dello scat, che ha convinto Arbore a condividere in tv il suo immenso archivio personale.

D’altra parte il poliedrico artista pugliese, che da innumerevoli decenni vive ormai a Roma, in zona Vigna Clara, vanta una carriera quasi da nozze d’oro, e dire che il suo percorso tra musica, radio, televisione e cinema sia multisfaccettato è poco. Debutta come clarinettista nel 1972 con il 45 giri “She was not an angel”, della N.U. Orleans Rubbish Band, poi come cantante nel 1981, quando pubblica il 45 giri di “Smorza ‘e lights”, sigla del programma “Telepatria International”. La sua carriera inizia però alla radio nel 1965, con trasmissioni che ne hanno fatto la storia, come “Bandiera gialla”, “Alto gradimento” e “Radio anche noi”, al fianco di Gianni Boncompagni. E poi, ancora, il passaggio alla tv partendo da “Speciale per voi”, il primo programma in bianco e nero in cui ha debuttato Lucio Battisti, a “L’Altra Domenica”, fino a Quelli della notte” o “Indietro tutta”, per un totale di circa 18 format originali.

Durante il recente lockdown, Arbore si è dedicato alla sua web tv (Renzo Arbore channel.tv), ottenendo grandi risultati di pubblico «con un palinsesto dominato dalla “cultura del sorriso” di provenienza partenopea», sottolinea lui stesso. Tra ironia e non-sense, scorre anche il nuovo programma, già cult, firmato dallo stesso Renzo Arbore, dal suo storico autore Ugo Porcelli, da Giovanna Ciorciolini e Gegè Telesforo, per la regia di Gianluca Nannini. Con l’occasione, abbiamo fatto una chiacchierata con il noto showman per raccogliere in particolare i suoi ricordi musicali, che nel programma, , come ci conferma lui stesso, hanno una parte predominante.

Arbore, la musica nel suo programma ha un ruolo predominante.
Si, devo dire che io francamente sono stato con Boncompagni il primo disc-jockey in Italia. Abbiamo lanciato musica inglese, americana e italiana di qualità. La mia vita musicale è sempre stata piena di curiosità, non sono legato a un genere solo, sì, mi sono dedicato più alla musica jazz e alla canzone napoletana in particolare, ma ho varie passioni, ascolto di tutto e credo sia importante non fermarsi solo a un tipo.

Insomma il suo patrimonio musicale non è striminzito?!
No, certamente! E devo ammettere che la rete è un dono della Provvidenza per sopravvivere soprattutto in questo periodo, non potendo andare da nessuna parte. Io ascolto tantissima musica da ogni parte del mondo, dall’America Latina al Giappone.

Infatti, sappiamo che lei è un grande frequentatore della rete. Cosa cerca, cosa guarda? Ha scoperto qualche talento?
Navigando in rete ho scoperto ad esempio Stefano De Santis, bravissimo doppiatore di Mattarella, Conte e De Luca, Verdone, che ho coinvolto in trasmissione, o la divertentissima “SOB”, che sta per Song ‘e Napule Original Band, un gruppo musicale amatoriale. Sono un gruppo di ingegneri, che non c’entra niente con lo spettacolo. Uno addirittura è astrofisico a Cape Canaveral, ma hanno in comune una grande passione per la musica, insieme sono molto originali e si divertono. Ma ho scovato anche tanti talenti, cubani, messicani, che sono la mia passione. Quello che non riesco a trovare sono i nuovi comici, talenti che facciano ridere veramente. Cioè, se vuoi sorridere vai in rete e clicchi chi ti fa ridere e ti contenti. Ma, guarda caso, i talenti degli ultimi anni, come Checco Zalone, non sono usciti dal web. Sembra come esserci una crisi della risata, spero momentanea.

Tornando alla musica nel programma, la sigla che ha scelto, “Por dos besos”, una canzone di Bruno Martino, eseguita con l’Orchestra Italiana a piazza del Popolo con 100mila persone, ovviamente prima del coronavirus, di questi tempi, è un po’ una provocazione…
Beh, forse sì! Quando dovevamo scegliere la sigla ho voluto che almeno quella non fosse striminzita. La canzone che ripete “Non se puede, non se puede”, era perfetta per questi tempi e quello è stato un bellissimo concerto con l’Orchestra Italiana.

Come vede la questione dei concerti con il distanziamento?
Adesso la vedo ancora difficile, c’è molta preoccupazione. Purtroppo il concerto, per essere economico, deve procurare assembramenti, è destinato alla calca. Al cinema o al teatro puoi avere anche 300/400 persone, ma per un concerto no.  Prendiamo la mia Orchestra, 16 musicisti, altrettanti tecnici fissi, senza considerare tutto l’indotto, tutti devono poter guadagnare. Adesso abbiamo delle offerte per spettacoli all’aperto, stiamo valutando. Certo, per i musicisti e per chi è in questo settore non è un buon momento, sono tutti in sofferenza perché non stanno lavorando. La stessa Umbria Jazz, di cui sono presidente, non si farà quest’anno, è triste. Per noi band leader è differente, facciamo altre cose. Ho fatto il calcolo che essere a capo dell’Orchestra, nata nel 1991, è come avere una piccola azienda, in 29 anni di militanza abbiamo fatto più di 1.500 concerti, e in tv ogni tanto faccio vedere delle pillole degli esordi. Adesso è dura, il nostro lavoro deve essere tutelato.

Che ne pensa della musica in tv?
La tv, quando manca il sorriso, si rivolge alla musica, alle canzoni. C’è musica in tv, pensiamo ai talent tipo “Amici”, “X Factor”, oppure al “Festival di Sanremo”, si sentono anche belle canzoni, ma mancano spazi per altra musica. Mi piacerebbe far riscoprire in tv la musica folk, quella veramente popolare, oppure le canzoni regionali.

Quali chicche musicali sta proponendo nel suo programma?
Il programma è una specie di “Renzo Arbore & friends”, essendo il mio archivio personale, ci sono tutti quelli che hanno lavorato con me e insieme abbiamo fatto tantissima straordinaria musica. Da Roberto Murolo a Lillo & Greg, o Elio e Le Storie Tese, Jannacci: tante contaminazioni diverse. Ho sempre collaborato con artisti sintonici, ci deve essere un comune sentire e il saper essere ironici.

Quali sono invece i ricordi musicali a cui è più affezionato?
La mia vita si è divisa tra jazz e canzone napoletana, quindi non dimenticherò mai il mio incontro con Louis Armstrong al Festival di Sanremo del 1968, ero nella commissione che selezionava i brani e scelsi io la sua “Mi va di cantare” ed ebbi l’opportunità di andare nel suo camerino e per me fu un’emozione grandissima, ero un vero fanatico. Per la canzone napoletana, ricordo la mia lunga amicizia con Roberto Murolo, che mi ha fatto scoprire la grande bellezza della sua tradizione canora. Le canzoni napoletane andrebbero riscoperte e rivalutate, anzi, direi studiate, dovrebbero essere patrimonio dell’Unesco.

22 giugno 2020