Repubblica democratica del Congo: annunciato cessate il fuoco unilaterale
A proclamarlo, i ribelli filo ruandesi del gruppo M23, per motivi umanitari. Don Piumatti, per 50 anni missionario nel Nord Kivu: «La situazione è in aggiornamento ma si compiono passi avanti»
Dopo giorni di violenti combattimenti nella Repubblica democratica del Congo i ribelli filo ruandesi del gruppo armato M23 hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale per motivi umanitari. Una notizia diffusa questa mattina, 4 febbraio, dai media internazionali e che don Giovanni Piumatti, 87 anni, 50 dei quali trascorsi in Africa, nel Nord Kivu nello specifico, ha accolto con «gioia». Per mezzo secolo è stato fidei donum della diocesi di Pinerolo e dalla sua residenza torinese è in costante contatto con la “sua” gente.
«Quando ho saputo del cessate il fuoco ho tirato un sospiro di sollievo – dice -. Mi fa molto piacere e al tempo stesso mi fa sperare. È una notizia formidabile. Ovviamente è tutto da vedere, la situazione è in continuo aggiornamento ma si stanno compiendo dei passi in avanti. Chi davvero muove le fila non sono gli africani ma è l’Occidente». In Africa il sacerdote ha trascorso «gli anni più belli» della sua vita e senza esitazione afferma che, se gli fosse possibile, ci tornerebbe «subito» perché «è stato un secondo seminario». Dell’Africa, don Giovanni lo sa, «si parla sempre troppo poco» eppure non smette di stupirsi del «silenzio e della disattenzione che c’è qui in Italia verso quella terra. Quando sono partito, negli anni ’70, parlare di Africa o di Vietnam era abbastanza normale, per cui scegliere recarsi in quei posti era anche il frutto di una mentalità. Oggi il tema è assolutamente assente. È nostro compito – rimarca – far conoscere la meraviglie dell’Africa», che vanno bel oltre le riserve di minerali fondamentali per il funzionamento degli apparati elettronici mondiali.
«L’Africa è bella innanzitutto per la sua ricchezza umana – dichiara il sacerdote -. Invece siamo vittime dello sforzo che il mondo sta facendo di nascondere la realtà africana». Piumatti ritiene che questo, tanto per il continente africano, quanto per l’Occidente, sia un momento «molto importante e speriamo possa aprire le porte a buone relazioni tra Europa e Africa. I preamboli positivi ci sono». E sottolinea che «culturalmente l’Africa cerca il dialogo, cerca di negoziare, di percorrere strade che portino alla pace. Questa è la meraviglia africana. Ecco perché la notizia del cessate il fuoco è una buona notizia, perché prevale quello che è lo spirito africano, la volontà di sedersi attorno a un tavolo e trovare una intesa».
Di questo è stato testimone la scorsa estate. Si trovava nel Nord Kivu quando fu chiesto il cessate il fuoco sull’avanzata di M23 che era già arrivato a Kanyabayonga, fino a Kirumba. «In meno di 24 ore i combattimenti sono cessati – conclude -. Ci si sforza per trovare un accordo ma a muovere le fila non sono gli africani ma l’America e l’Unione Europea».
4 febbraio 2025

