Repubblica democratica del Congo: colpito il General Hospital di Masisi
Due i missili nei pressi della struttura. Ospedale e staff di Medici senza frontiere bersaglio di colpi di arma da fuoco. Lievemente feriti 2 operatori. «Garantire la sicurezza»
È di due feriti lievi – due membri dello staff di Medici senza frontiere (Msf) – il bilancio degli incidenti di domenica scorsa, 19 gennaio, nel Nord Kivu, in Repubblica democratica del Congo. Un missile ha colpito il garage di Msf vicino al General Hospital di Masisi, ferendo appunto i due operatori, mentre un altro ha colpito una latrina, sempre nei pressi dell’ospedale. La struttura e lo staff di Medici senza frontiere sono stati poi bersaglio di colpi di arma da fuoco.
«Condanniamo fermamente questi scontri che ancora una volta hanno colpito un’area che dovrebbe essere protetta dal diritto internazionale umanitario», stigmatizza Stephan Goetghebuer, responsabile dei programmi di Msf in Nord Kivu, ribadendo a nome dell’organizzazione l’appello al rispetto delle strutture sanitarie e umanitarie. «Fortunatamente – aggiunge – i nostri 2 colleghi sono rimasti feriti solo lievemente, ma il bilancio avrebbe potuto essere molto più grave. Migliaia di persone sono ancora rifugiate all’interno dell’ospedale e nei complessi delle ong, cercando di proteggersi dagli scontri – riferisce ancora il responsabile dei programmi Msf -. Chiediamo che siano adottate misure immediate e rigorose per garantire la sicurezza dell’ospedale, delle strutture umanitarie e di tutte le persone al loro interno».
Quello di domenica scorsa è il secondo incidente in 4 giorni che colpisce direttamente il General Hospital di Masisi mentre infuriano gli scontri tra l’M23/Afc e l’esercito congolese, sostenuto dai suoi alleati, per il controllo della città. Il 16 gennaio davanti all’ospedale sono stati colpiti da armi da fuoco 2 civili, uno dei quali mortalmente. «I pazienti, il ministero della salute, il personale di Msf e le migliaia di sfollati che attualmente vivono nell’ospedale, per la maggior parte donne e bambini, sono estremamente preoccupati per questi ripetuti incidenti – riferisce Romain Briey, coordinatore di Msf a Masisi -. Dove possono proteggersi dagli scontri se non negli ospedali o nelle strutture umanitarie? È essenziale che le parti in guerra prendano tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i rischi per i civili. Ricordiamo a tutti – aggiunge – che ospedali, centri sanitari e le basi delle ong devono essere risparmiate dai combattimenti e nessun mezzo armato dovrebbe essere schierato vicino a queste strutture».
22 gennaio 2025

