Repubblica democratica del Congo: operatori umanitari con feriti e sfollati
L’impegno di Caritas italiana, in contatto con la Caritas locale, e delle equipe di Medici senza frontiere. Torrent (Msf Nor Kivu): «La linea del fronte si è avvicinata alla città»
Repubblica democratica del Congo: nella Goma occupata dai ribelli del gruppo M23 – filo ruandesi -, sono centinaia di migliaia i civili in fuga. All’orizzonte, lo spettro di una nuova guerra su ampia scala. Si teme soprattutto per la popolazione civile, provata dalla crisi umanitaria in atto che è già una delle peggiori al mondo. Caritas italiana è in contatto con la Caritas locale, con cui collabora da anni per il sostegno alla popolazione nella regione orientale. Molto presente nella regione del Kivu con numerosi programmi di aiuto alla popolazione, «pur nel disorientamento e nel timore generale, sta monitorando la situazione e predisponendo un piano per l’assistenza dei nuovi sfollati», riferiscono dall’organismo pastorale in una nota.
Attive anche le equipe di Medici senza forntiere (Msf), che nell’ospedale di Kyeshero stanno ricevendo feriti trasferiti da Croce rossa internazionale dall’ospedale sovraffollato di Ndosho. Nonostante bombardamenti, sparatorie e saccheggi, anche nel centro della città in zone molto popolate, raccontano, che creano panico e spostamenti massicci della popolazione. Da giovedì scorso, 23 gennaio, l’ospedale di Kyeshero – che cerca di continuare a curare i bambini malnutriti – ha ricevuto oltre 60 feriti. «È difficile quantificare il numero di feriti e morti, ma il danno umano potrebbe essere significativo», sostiene Virginie Napolitano, coordinatrice dell’emergenza di Msf a Goma. I combattimenti in corso stanno limitando gravemente la capacità dell’organizzazione di spostarsi in città e nei campi per sfollati. Di qui la richiesta che «sia garantita la protezione dei civili e dell’azione medica, oltre all’accesso umanitario sicuro per aiutare le persone più vulnerabili».
Parla da Goma Natàlia Torrent, direttrice dei programmi di Msf in Nord Kivu. «Qui la situazione è molto complessa da giovedì scorso, quando la linea del fronte si è avvicinata alla città – spiega -. Da domenica 26 gennaio i combattimenti si sono spinti fino al lato nord di Goma e adesso si stanno avvicinando in centro, fino alla zona dell’aeroporto. Ovviamente tutto questo sta creando molto panico nella popolazione – evidenzia -. I team di Msf stanno assistendo a un massiccio spostamento di persone in città, dove ci sono combattimenti attivi. Possiamo sentirli da dove ci troviamo. La situazione è molto instabile e molto, molto violenta. Siamo piuttosto preoccupati sulla possibilità di continuare la nostra azione medica, se ci sarà o meno rispetto di chi porta cure ai feriti e il rispetto dei civili che possono essere rapidamente presi di mira».
Le equipe di Msf erano già presenti a Goma prima dell’intensificarsi del conflitto. «Lavoravano principalmente nei campi per sfollati interni intorno alla città che a dicembre contavano già circa 700mila persone – prosegue Torrent -. Una situazione che dura da più di 2 anni, che da dicembre e dalle prime settimane di gennaio è diventata più grave perché sempre più persone si sono radunate nei campi, dove le condizioni di vita erano già molto disastrose. Con l’arrivo di altre persone, la situazione non sta affatto migliorando». Adesso la linea del fronte «si è avvicinata ai campi per sfollati, costringendo molte persone a fuggire verso luoghi più sicuri».
Msf ha riorganizzato le sue operazioni, riadattandole in modalità d’emergenza. «La maggior parte delle cliniche che già gestiamo hanno dovuto chiudere, perché siamo nei campi sfollati dove la situazione è molto complessa per continuare a lavorare. Stiamo cercando di allestire alcuni punti di triage avanzato in città ma la situazione è molto complessa da gestire, soprattutto per garantire la sicurezza del personale medico», informa ancora la direttrice dei programmi in Nord Kivu.
28 gennaio 2025

