Reyhaneh è stata impiccata in Iran

Il mondo si era mobilitato per lei. Era stata condannata a morte nel 2009 per l’omicidio di un uomo che aveva tentato di stuprarla. Solo il perdono della famiglia dell’ucciso l’avrebbe salvata dalla morte

Non è servita a niente la mobilitazione mondiale, il messaggio accorato di Papa Francesco e le manifestazioni contro l’esecuzione di Reyhaneh Jabbari. La giovane iraniana, condannata a morte nel 2009 per l’uccisione di un uomo che voleva stuprarla, è stata uccisa dalle autorità del carcere di Teheran dove era rinchiusa. All’esecuzione hanno assistito, impotenti, i genitori di Reyehaneh e il figlio. «Intervenite al più presto, non lasciatela morire». Così la madre, poco prima dell’impiccagione, ha provato a convincere giudici e guardie carcerarie.

L’esecuzione era stata già rinviata, l’ultima volta, il 30 settembre scorso. Un atteggiamento, quello della corte iraniana, che aveva fatto sperare in un atto di clemenza. Reyhaneh era entrata in prigione nel 2007, per lìomicidio di Morteza Abdoli Sarbandi, ex dipendente dei servizi segreti iraniani. Secondo Amnesty international il processo che ha condannato la ragazza è stato viziato da diverse irregolarità. Reyhaneh confessò di aver accoltellato l’uomo alle spalle per difendersi da un’aggressione sessuale. Solo il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato la ragazza. Sarebbe arrivato a una sola condizione, ha precisato il figlio dell’uomo ucciso nel corso degli anni: Reyhaneh avrebbe dovuto negare di aver subito un tentativo di stupro. Ma lei si è sempre rifiutata di farlo.

 

27 ottobre 2014