Ricciardi: «I familiari dei malati di Alzheimer ci dicono che ogni vita è sacra»

Il vescovo delegato per la Pastorale sanitaria a Casa Wanda per la Giornata mondiale. «Non ci scordiamo di loro anche se loro sembrano essersi scordati di noi»

Il libro del Siracide e quella “pietas” verso i genitori che si traduce in atti concreti, «in particolare quando l’età avanzata e malattie di vario tipo colpiscono la persona, togliendole alcune facoltà». È partito da qui il vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la Pastorale sanitaria nella diocesi di Roma, nel suo intervento di ieri, 21 settembre, a Casa Wanda, la residenza della Caritas per i malati di Alzheimer e le loro famiglie, all’interno del Parco di Villa Glori. L’occasione: la Giornata mondiale dell’Alzheimer, celebrata con una lettura del “Diario di un malato di Alzheimer”, opera tratta dal libro di Cary Smith Henderson.

Il presule ha ripercorso la sua esperienza personale, gli incontri, i nomi e i volti incontrati e conosciuti da sacerdote, da parroco e poi da vescovo, sottolineando che «quando, tra tutte le facoltà, viene toccata la ragione, la mente, la memoria, sorgono ancor più difficoltà per chi vive accanto al malato. Ho conosciuto tante persone in questo stato e tanti familiari chiamati a stare vicino mettendo in conto, non senza fatica, di non essere riconosciuti più, a volte di essere rifiutati, di non sentirsi neanche più chiamare per nome da chi di quel nome aveva fatto la ragione della vita: una moglie, un marito, un padre, una madre». Non è solo «un giusto atto di amore», ha detto, ma anche «un atto di giustizia amorevole, una “restituzione” gratuita di un amore ricevuto, o comunque di una vita donata». Quindi, un ricordo personale, tratto dalla sfera degli affetti familiari: la visita di tre anni fa alla casa di campagna degli zii, «per gli 80 anni di zia Chiara. La mia memoria si è riempita di ricordi, di estati serene passate con mia sorella e i miei cuginetti in quegli spazi dove tutto era occasione di gioco e di avventure – le parole del vescovo -. Per mia zia, però, ormai da tempo non ci sono più quei ricordi. Fino a tre anni fa quando la salutavo lei mi chiedeva chi ero; ora sembra non ascoltare più. Non sono più il suo nipote “Paoletto”. A volte si illuminava quando gli dicevo che ero il nipote prete e mi diceva: “Che bello…” ma poi aggiungeva: “E quanti figli hai?”. Con tutto questo ancora mi commuovo nel vedere mio zio, con i miei cugini, che le sta accanto sorridendo di ogni gesto e delle poche parole senza senso della moglie, in una tenerezza concreta».

Una testimonianza diretta, per dire che «ciò che si fa in aiuto alle persone affette dal morbo di Alzheimer è un segno grande che va al di là di singoli atti». Anzi: «In un mondo in cui prevale la “cultura dello scarto” – ha ribadito ancora Ricciardi citando le parole di Papa Francesco -, per cui il malato e l’anziano sono da mettere da parte perché non producono, i familiari dei malati di Alzheimer ci dicono che ogni vita è sacra. Oggi, celebrando questa Giornata, ricordiamo che ci sono memorie che non si perdono, anche quando c’è chi ha perso la memoria: “L’opera buona verso il Padre non verrà dimenticata. E Dio si ricorderà di te nel giorno della tribolazione”». Il vescovo ha indicato anche la cura, per quanti vivono nella malattia: la «medicina della tenerezza». E ha ricordato l’episodio dell’incontro di Francesco con il coro “Arcobaleno”, composto da persone malate di Alzheimer. «Penso che il vostro canto sia reso più prezioso dalla vostra vulnerabilità – aveva detto loro il pontefice -. Penso che il fatto di mettere in comune le nostre fragilità e accettarle reciprocamente, questo è il “canto” più bello, l’armonia più gradita a Dio, un “arcobaleno” non di perfezioni, ma di imperfezioni! Poi quando ho visto il direttore, ho pensato: ha dimenticato la bacchetta! Ma poi ho visto che la sua bacchetta è la tenerezza. Grazie, Signor direttore, perché Lei portando avanti gesti di tenerezza ci rende tutti più umani». Quindi l’esortazione del porporato, dedicata ai malati di Alzheimer: «Non ci scordiamo di loro anche se loro, apparentemente, sembrano essersi scordati di noi».

22 settembre 2021