Roma: 10 morti ogni 8 nascite, «migranti valore aggiunto»

Per monsignor Perego di Migrantes: «Investire su di loro creando il futuro». La sociologa Zanfrini: «No a un approccio tecnocratico dell’Europa»

Per monsignor Perego (Migrantes): «Investire su di loro creando il futuro». La sociologa Zanfrini: «No a un approccio tecnocratico dell’Europa» 

Sono 484 mila le persone, appartenenti a 65 nazionalità diverse, sbarcate sulle coste italiane dal 2014 al 1 novembre 2016 così suddivise: 170 mila nel 2014, 154 mila nel 2015 e 160 mila nel 2016. Di queste, una su tre rimane sul nostro territorio. Un flusso migratorio continuo che non deve «impaurire». A fronte di questi arrivi ogni anno si registra un calo di 250 mila italiani tra quelli che si trasferiscono all’estero e i decessi. A Roma su 8 nascite si registrano 10 morti ed ecco che i migranti «possono rappresentare un valore aggiunto, investire su di loro vuol dire costruire il futuro».

È quanto ha sostenuto monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Cei, sabato 12 novembre, nel corso dell’incontro di formazione e informazione missionaria per l’anno pastorale 2016/2017, promosso dal Centro Missionario Diocesano e dall’Ufficio Migrantes di Roma, rivolto a sacerdoti, animatori e missionari delle parrocchie della diocesi. Tema della conferenza, tenuta al Pontificio Seminario Romano Maggiore, “Un mondo in movimento. Gli spostamenti migratori perché e verso dove”. Moderatore dell’incontro il giornalista Stefano Leszczynski di Radio Vaticana.

Una partnership, quella tra il Centro Pastorale Missionario della Diocesi di Roma e l’Ufficio Migrantes, voluta proprio perché le attuali tematiche migratorie interessano ed interrogano anche il mondo della missione “ad gentes” e tutti coloro che riflettono sulle trasformazioni dello scenario mondiale. Oggi i migranti nel mondo sono 244 milioni, nel 1965 erano 75 milioni. Per la professoressa Laura Zanfrini, docente di sociologia delle migrazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, «oggi è difficile distinguere le categorie di migranti. C’è la migrazione forzata, quella economica volontaria e quella di chi lascia la propria terra su “mandato familiare” per offrire alle famiglie rimaste nel Paese di origine, un futuro migliore. La difficoltà sta nel distinguere l’atto di volontarietà, considerato che i migranti si sottopongono a viaggi drammatici: questo basta a far comprendere quanto la situazione di partenza sia priva di prospettive di vita. Non c’è solo la “fuga di cervelli” ma anche quella di cuori ed affetti».

Il problema dell’Europa, per Zanfrini, è che ha tentato di governare i flussi migratori «attraverso un approccio tecnocratico rivolto al contenimento degli sbarchi e al controllo delle frontiere senza darsi criteri etici utili ad individuare chi ha davvero diritto di essere protetto, dotandosi di strumenti che rendessero possibile una migrazione in condizioni più dignitose».

Monsignor Perego ha letto la storia di due ragazzi africani di 25 e 29 anni ora accolti in una parrocchia di Firenze. Nessuno dei due voleva venire in Italia. Il primo, proveniente dal Mali, è stato aiutato dalla madre a fuggire perché destinato a morte certa: nel suo Paese, infatti, c’è l’usanza di sacrificare il figlio più piccolo di una famiglia scelta dal capo villaggio. Il secondo, invece, è stato trasportato al porto dal suo ultimo datore di lavoro ed è stato costretto a partire.

«In queste due storie c’è un filo sottile che separa la migrazione economica da quella forzata – ha affermato monsignor Perego –. Sono storie che vanno raccontate per tutelare la dignità delle persone, per capire come poterle accogliere nelle nostre città. Nelle nostre parrocchie sono ospitati 30 mila richiedenti asilo ma bisogna fare in modo che ci siano servizi strutturali in ogni Comune».

14 novembre 2016