Roma tradita. 37 arresti per mafia

Scattano le manette per l’ex estremista di destra Massimo Carminati. Per gli inquirenti gestiva una “Cupola” in grado di arrivare ad alti esponenti dell’amministrazione capitolina. Indagato l’ex sindaco Alemanno

 

Un vero e proprio comitato d’affare, una holding criminale che si muoveva in quella zona grigia al confine tra il mondo legale e quello illegale, tra politica e criminalità. Per questo motivo è stata ribattezzata “Mondo di mezzo” l’operazione congiunta di Ros e Guardia di finanza che ha scardinato, ieri 2 dicembre, l’organizzazione messa in piedi dall’ex terrorista nero Massimo Carminati. Trentasette arresti, un centinaio di indagati, compreso l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, e sequestri milionari. Per gli inquirenti, questa prima fase delle indagini rappresenta solo la punta dell’iceberg; un punto di partenza per scandagliare a fondo i rapporti tra mafia e politica che interessano la Capitale nel periodo che va dal 2008 al 2013.

Le attività dell’organizzazione messa in piedi da Carminati, secondo giudici e militari, andava dagli appalti all’estorsione, dall’usura al recupero crediti, coinvolgendo tutti i tipi di criminalità presenti nella Capitale. Dai piccoli furti di strada ai rapporti con la camorra, in particolare con il boss Michele Senese; dalla “batteria” di Ponte Milvio alla famiglia nomade dei Casamonica, non c’era settore criminale che non fosse “coperto” da Carminati e i suoi soci.

Negli anni, il clan era riuscito ad avvicinare le strutture apicali dell’amministrazione capitolina, in particolare gli uomini più vicini a Gianni Alemanno. I magistrati, guidati da Giuseppe Pignatone, hanno fanno scattare le manette per l’ex amministratore dell’Ente Eur, Riccardo Mancini (da sempre uomo di fiducia dell’ex sindaco), e per Franco Panzironi dell’Ama. I due, secondo i magistrati, «erano pubblici ufficiali a libro paga» che fornivano «all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti». In più, si legge nell’ordinanza di arresto, i due manager si sono più volte adoperati «per lo sblocco dei pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione e come garanti dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale». L’ex sindaco Alemanno, indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, si è dichiarato «estraneo alle accuse».

Arresti eccellenti anche a sinistra dello schieramento politico. Tra loro il capo di gabinetto dell’allora sindaco Walter Veltroni, Luca Odevaine, che, come membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, ha pilotato – in cambio di 5mila euro al mense – le scelte per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dall’organizzazione. Indagati anche esponenti dell’attuale amministrazione di Roma: il presidente dell’assemblea Mirco Coratti e l’assessore alla Casa Daniele Ozzimo. I due hanno già presentato le dimissioni dichiarandosi «estranei» ai fatti contestati. Per il Campidoglio oltre il danno anche la beffa; sul libro degli indagati, infatti, è finito anche il responsabile della Direzione trasparenza di Roma, Italo Politano.

3 dicembre 2014