Ron porta Dalla in tour

Il cantautore lombardo in concerto il 13 luglio sul palco di Porta di Roma Live 2018 con le canzoni di “Lucio!” che lo lanciò nel panorama musicale nel 1970

Un concerto che vale per due. Ron, infatti, al secolo Rosalino Cellamare, sta portando in tour il suo ultimo album “Lucio!” omaggio al mentore e amico Lucio Dalla, e torna a Roma il prossimo 13 luglio nell’ambito della manifestazione gratuita Porta di Roma Live 2018, per eseguire dal vivo alcuni dei brani più importanti che i due hanno scritto insieme e molti altri brani appartenenti al repertorio di Dalla, colui grazie al quale ha iniziato la sua carriera di cantante nel 1970 e che lo ha affiancato in tanti momenti della sua vita.

“Lucio!” è una raccolta composta da 12 brani, tra cui l’inedito sanremese “Almeno Pensami”, vincitore del Premio della critica, l’ultimo brano composto da Dalla, registrati in presa diretta da Ron (voce e chitarra acustica) insieme a tre grandi musicisti: Elio Rivagli alla batteria, Roberto Gallinelli al basso e Giuseppe Barbera al pianoforte. Più di una carrellata dei più grandi successi di Dalla, tre dei quali scritti insieme a Ron che per l’occasione li ha riarrangiati e reinterpretati con il proprio stile, ma lavorando per sottrazione, per esaltare la “materia prima”: “Chissà se lo sai”, “Piazza grande” dove si sente la voce di Dalla, e “Attenti al lupo”.

Un’operazione di testa e di cuore e non poteva essere altrimenti perché i due non erano semplici colleghi, la loro amicizia andava oltre la musica. Non a caso Ron ha scelto il 2 marzo – il giorno dopo l’anniversario della scomparsa di Dalla e due giorni prima quello della sua nascita – per lanciare “Lucio!”, che comprende anche “4/3/1943”, “Tu non mi basti mai”, in rotazione radiofonica adesso, e una speciale versione di “Come è profondo il mare, una visione molto libera di Ron che ha costruito intorno alla voce originale di Lucio un nuovo arrangiamento musicale. Il disco è, inoltre, dedicato alla memoria di Michele Mondella, grande personaggio del mondo musicale e storico amico e collaboratore di Lucio e Ron, recentemente scomparso.

Sono passati 48 anni dagli esordi, la popolarità di Ron non è certo sbiadita, anzi, è ancor uno dei più apprezzati cantautori italiani, non avrebbe bisogno di cantare le canzoni di “altri”, eppure si è lanciato in questo progetto con grande umiltà, anzi, oseremmo dire con devozione, come si fa nei riguardi dei grandi maestri. «Quando con la Sony abbiamo pensato di festeggiarlo con un album di sue canzoni interpretate da me – ha scritto presentando l’album -, sono ritornate alla mente immagini, suoni, frammenti di storia legati al suo modo di scrivere, di musicare, di arrangiare, di vivere i suoi brani. Lucio pur essendo un musicista geniale, suonava il pianoforte come poteva suonarlo un bambino, in modo semplice… trasparente, tanto che quando ci faceva ascoltare dal vivo nuove cose rimanevamo tutti rapiti, perché in quel poco c’era una magia unica, il valore dell’essenzialità e dell’immediatezza…».  Con la stessa emozione risponde anche alle nostre domande.

Comunione, devozione, desiderio di fare memoria: con che percentuale sono presenti questi ingredienti nel tuo album? 
Comunione, forse in maniera preponderante, anche se è successo tutto all’improvviso. Quando Claudio Baglioni mi propose di cantare “Almeno pensami” a Sanremo, non sapevo neanche che ci fosse un pezzo inedito di Dalla. Da lì è come se si fosse acceso qualcosa e preso dalla stima, dall’affetto e anche dalla nostalgia, ho pensato di fare tutto un disco per fare a modo mio gli auguri a Lucio per i 75 anni che avrebbe compiuto. Dopo l’album sono partito in tour per continuare a raccontare Lucio. Uno spettacolo dal taglio teatrale, che adesso sto portando anche nelle piazze ed è sorprendente come funzioni anche lì, nonostante ci sia tanta gente, ma vedo che nessuno se ne va! Forse perché ormai ho una certa credibilità.

Certo non tutti avrebbero potuto fare una simile operazione…
È difficile toccare una montagna come Lucio, io ho cercato di essere molto rispettoso.

Infatti, hai registrato in presa diretta, qual era il tuo obiettivo?
Il mio obiettivo era essere totalmente al servizio delle canzoni. Non volevo esibire qualcosa che può essere dentro la musica, nelle canzoni, ma raccontare e cantare con grande semplicità. Ecco perché gli arrangiamenti sono molto scarni. Ho ripensato a quando Lucio mi faceva sentire le canzoni al pianoforte, ed erano di una potenza incredibile. Come quella volta che ho sentito Caruso, eseguita già come la conosciamo tutti. Pochissimi accordi dall’impatto fortissimo. Quindi ho voluto mantenere quell’aura che si crea intorno alla canzoni quando sono appena sfornate, per così dire.

Saranno tanti, ma c’è un episodio che, più di tutti, ti lega a Dalla?
Non posso dimenticare la prima volta che ci siamo conosciuti, io avevo 16 anni e fui chiamato a Roma per un provino di una canzone di un certo Lucio Dalla, che non sapevo chi fosse, all’epoca ascoltavo altro, mi piaceva Gianni Morandi. Si presentò con quattro ore di ritardo, tutto ingessato. Era molto buffo, si vedevano solo gli occhialini, mi ha fatto così ridere!  E così si è creata immediatamente una grande empatia.

Com’è nato il brano “Piazza grande”, che nell’album sentiamo in duetto con Lucio?
È stata scritta su una nave, da Napoli in viaggio verso la Sicilia. Io ero sul ponte che strimpellavo la chitarra. All’epoca né io né Lucio scrivevamo testi. Lui si è avvicinato e ha cominciato a metterci delle sue note. Sarà stato il mare, il vento, la mia giovinezza, ma in quel momento non avrei potuto immaginare il successo di una canzone conosciuta in tutto il mondo.

Qual è l’eredità di Dalla che vorresti trasmettere ai giovani cantautori?
La forza di Lucio Dalla è sempre stata quella di esser unico perché non faceva questo lavoro per dimostrare nulla, per diventare famoso o per apparire in tv, a differenza di quello che succede adesso, con i talent, in cui si rischia di diventare più famosi con la faccia che con il talento. Consiglierei quindi questo stile e di amare la musica al punto di dimenticarsi dei produttori, delle case discografiche e di tutto il resto, per far prevalere il cuore.

Quasi 50 anni di carriera…Stai già pensando alla tua festa?
Per niente! Anzi, mi dà anche un po’ fastidio pensarci. Mi sa che ci andiamo a mangiare una pizza!

 

6 luglio 2018